venerdì 23 gennaio 2026

Occupy (anche) Davos

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In attesa di prendere la Groenlandia, piena di merce rara, usando la (vecchia) storiella di una probabile invasione russa o cinese, Donaldone invade Davos, trasformandola in una succursale Maga. Il Fondo Blackrock è padrone di casa e Donaldone, guest star, ha monopolizzato la località svizzera, con un programma parallelo di incontri, in una chiesa, fortunatamente, sconsacrata, occupata dai famosi mercanti. Inutile dire che dopo i barcollanti ed incomprensibili quattro anni di Biden, l'arrivo previsto del ciclone repubblicano sta scombussolando il mondo occidentale, in particolare l'Europa Ursula. Mentre Russia e Cina aspettano, usando la proverbiale pazienza. Noi ci inginocchiamo sempre, convinti dalle (almeno) 120 basi americane. Zelensky, precipitato nei consensi, pompati dai giornaloni, è fuori dall'uscio della politica che conta e se la prende con gli europei suoi convinti (?) sostenitori. La svolta del conflitto in Ucraina sta colpendo drammaticamente i cittadini rimasti. Il comico rivestito e finanziato, è persona noiosa che si è aggrappato ai volenterosi, per non ammettere la sconfitta prevista, allungata mortalmente con l'aiuto europeo e (naturalmente) britannico. Trump ha detto e ripetuto che la Nato dovrà fare da sola. Uno stallo pericoloso per le continue fughe in avanti di Macron, già sconfitto in patria e dal collega tugnino, desideroso di una rivincita sulla neve. Sono troppi gli incendi nel mondo. Terminata la guerra fredda, sembrava ci fosse voglia di pace. Anche dal Vaticano ascolti parole 4 stagioni. Per la prossima guerra hanno già scelto la location.
massimo lugaresi

giovedì 22 gennaio 2026

Rimandata

L'invasione dell'Iran è rimandata. La notizia è dell'intelligence di Dagospia che usa notizie prese dai due giornali (in vendita) di Elkann. La Juve invece, stava assumendo, finalmente, l'aspetto della vera squadra. La Sardegna ha riportato la classifica al posto giusto. Pochi i meriti societari, solo la scelta dell'allenatore è convincente, dopo il lungo rosario calcistico. Dagoreport è entrato nella propaganda contraria all'ultima (?) iniziativa di Donaldone. Come tutte le voci di sostegno piddino è in fase di riflessione. Non sanno per chi tifare. Sto fermo, ma che ce famo con Khamanei? Trump minaccia Teheran, però l'iniziativa militare si allontana, lasciando a Dagospia lo spazio e le foto di due notevoli fondo schiena. Un ritorno al passato glorioso. Gli alleati degli Usa (Arabia Saudita e Qatar) sono contrari all'ennesima invasione, questa volta al caldo. La Meloni vola in Giappone e ci lascia la mono espressione di Taiani da interpretare. Le portaerei americane sono lontane e le intelligences prevedono solo attacchi cyber e sabotaggi energetici. Sembra che (questa volta) ci sia il due, senza tre. 
massimo lugaresi

mercoledì 21 gennaio 2026

Il Guerrafondaio

Il WSJ rivela che il Pentagono (Trump) era pronto a colpire l'Iran mercoledì scorso. Gli ufficiali americani, mai così impegnati, hanno atteso invano l'ordine. Cosa ha convinto Donaldone a non esagerare, correndo il rischio di trovare il nemico preparato? Sembra che la riflessione sia dovuta al regime ancora forte e gli scarsi posizionamenti americani nell'area. Possono attuare un raid, con il rischio di un trascinamento bellico, come successo a Putin. Ci sono poi l'Arabia Saudita, Omar, Qatar, Turchia che hanno espresso la contrarietà all'iniziativa e la posizione di Israele, nell'eventuale conflitto. Tutti questi "fermi" possono creare problemi a Trump ed all'ennesima scelta politica. Un ritorno al passato che crea forti divergenze anche nei repubblicani. Il tempo rimasto al Presidente non è molto, per sistemare o accendere conflitti paventati e iniziati. Scelta discutibile che impone ai sudditi occidentali la solita cieca obbedienza oppure... L'interpretazione della Meloni è immutabile.
massimo lugaresi 

martedì 20 gennaio 2026

Il Fallimento

Della sinistra. Dagospia, in osservante ginocchio, condivide il lungo addio di Michele Serra a Repubblica, il giornale venduto da Elkann, senza pudore e remore, nei confronti degli ex compagni. Ha trovato un acquirente greco, mettendo molti giornalisti sul mercato ridotto della stampa. Da una posizione privilegiata si troveranno, a turno, su La 7. Una delle conseguenze del ciclone trumpiano. Michele Serra è stato per anni la mia lettura preferita, quasi unica. Non credo sia riciclabile in questa sinistra, mescolata con tutti/tutto. Un addio, con ironia elegante ma pesantissima. John Elkann è del tutto sprovvisto di mezzi culturali all'altezza. Michele Serra da il benservito (in ritardo) al suo editore che rimane (purtroppo) il presidente della mia preferita. Vanno bene anche le cripto valute, pur di vederlo (lontano), nella sua America. La lunga ed amara satira sull'acquirente ed il venditore è uno degli ultimi pezzi del grande giornalista. Credo chiuda la parentesi con la sinistra che ha praticato e criticato con le stupende omelie mattutine. Poteva/doveva anche donarci qualche riflessione su com'è e dov'è la sinistra oggi, con la segretaria delle 3 cittadinanze. Ha avuto paura di iniziare a scrivere?
massimo lugaresi

lunedì 19 gennaio 2026

Insulti

Siamo arrivati a "pesanti" insulti. Meglio di un bombardamento o di un nuovo dazio. Definire "mafioso" il presidente eletto dagli americani, non considerato degno successore del barcollante Biden, è livore offensivo. Occorre dire però che Trump sta incendiando il mondo che lo contrasta. La potenza bellica degli States non permette più di colpire chi viene descritto nemico. La crisi del dollaro e l'applicazione dei dazi, pena commerciale consegnata ai concorrenti, confermano i "disturbi" di Donaldone. Solo l'inimitabile Ducetta galleggia sui resti dell'Europa e della Nato. Lo fa con tranquillità e si concede perfino una vacanza giapponese, lasciando la presunta rivale e tre cittadinanze, di guardia al bidone piddino, pronto a scoppiare. Detto francamente non si capiscono le giornaliere voglie di Donaldone. Ha ormai rastrellato tutto il petrolio nascosto. Appartengono ad una strategia "smanata" tesa a nascondere l'attuale debolezza degli ex padroni oppure, semplicemente, sono senili manifestazioni? Difficile accettare la discesa che appare sempre più rapida. L'Europa con chi sta? La Casa Bianca impone dazi ad alcuni Paesi europei perché non vogliono cedere la Groenlandia alla cosca trumpiana. La nostra premier se ne lava le mani, ma anche l’opposizione è ambigua e grottesca. Così Linkiesta liquida decenni di obbediente silenzio e la certosina occupazione post bellica. Però il pericolo arriva sempre da Putin. 
massimo lugaresi

domenica 18 gennaio 2026

Siamo Così

Mario Lavia, con il mouse di Linkiesta, chiede alla variegata politica italiana il "giù la maschera" dopo le ultime votazioni parlamentari. Il centrodestra, ha visto ampliarsi il campo governativo, con l'ingresso temporaneo di Azione e Italia Viva, senza grandi pressioni, con + Europa e...il Pd. Tutto? I tanti ordini del giorno, scambiati amichevolmente, hanno permesso di fingere una granitica maggioranza su Ucraina e Iran. I due conflitti hanno troppe diversità per unirli nella propaganda a piacimento. Il Campo Largo è una finzione che dura fino a quando soddisfa le brame di qualche caporale o sceriffo locale, concedendo ai due partiti in movimento, qualche carica locale. Il dazio lo paga sempre il Pd. Il miscuglio piddino si squaglia ad ogni burrasca parlamentare. Ci sono due deliri che turbano la nostra politica: il paventato risveglio del fascismo e l'ombra del filoputinismo. Mentre l'Occidente è costretto a seguire le mosse e le naturali contro..mosse di Trump. Per non apparire seguaci di Putin, vengono dimenticate le nostre priorità e necessità. Uno scontro alimentato, foraggiato quotidianamente da propagande false. Dietro questo enorme paravento c'è chi continua a guadagnare. Noi no. 
massimo lugaresi

sabato 17 gennaio 2026

Un Campetto


Sembra che il sentimento (politico) della Schlein per Conte sia entrato nella fase piddina. Impossibile misurarlo. Mentre l'antagonista Landini, per crearsi uno spazio, ha interpretato il grillino da piazza. L'esagerata mole di scioperi ha indebolito e diviso l'asse sindacale con la Cisl al centro..destra e la Uil che cerca un sorpasso a sinistra. Un altro effetto che ha indebolito l'opposizione. Linkiesta si è già rifugiata a Davos, aspettando l'arrivo (previsto) di Draghi. Dopo due guerre che vedono gli States protagonisti e foraggiatori, sempre pronti a bombardare, sembra stia per scoppiare la terza, con il pericolo nucleare (?) iraniano. Le interpretazioni di Donaldone sono "spaghetti western" e la giustizia avviene a colpi di pistola. Mario Lavia di LInkiesta era particolarmente arrabbiato con Conte 5 Stelle, per il sostegno alle ragioni della Russia e perfino dell'Iran. Non cito la Palestina che vede (quasi) tutta la sinistra, fortemente solidale. I discepoli di Davos, sono dall'altra parte, quella dei Draghi e Prodi che non sono mai riusciuti a dire e fare niente, catalogabile a sinistra. Ogni astensione del Movimento 5 Stelle è un colpo al progetto (?) della Schlein. Tra Iran, Ucraina e diritti umani, la leadership Pd deve emergere prima che sia troppo tardi: il campo largo va chiarito o dissolto. La sentenza uscita dal tribunale di Linkiesta, è lapidaria. Quanti uditori può soddisfare?
massimo lugaresi