massimo lugaresi
mercoledì 2 settembre 2026
Scaricato
Ranucci, Solo come Bobby? Si allunga la schiera dei compagni che abbandonano Sigfrido al suo smisurato ego. Tutti nomi e cognomi importanti. Gli ultimi botti arrivano da Vauro e Formigli, due autentiche icone del campetto. Vauro afferma: credo abbia commesso qualche (?) errore, forse d'ingenuità o peccato d'autostima o forse ha perso il contatto con quello che stava succedendo. Inutile ripetere che se fossero state bombe, subito accreditate all'altra parte, avremmo riempito le piazze. Invece discutiamo senza avere, volutamente, prove inconfutabili dei troppi misteri che avvolgono una iniziativa ai limiti della comicità. In questa storia si nota una divisione sempre meno appassionata, manca solo la versione del principale fruitore del rumore provocato. Non a caso, proprio il Pd comincia ad allontanarsi dalla frettolosa verità (?) consegnata. I grillini di adesso, cavalcano la notizia, pensando di lucrare e candidare, dalle mille correnti di pensiero diverso. E' una guerra interna rumorosa. Essere amico (intimo) di Lavitola, non è come andare a parlare con una fonte che da notizie, si tratta di una persona doppia, tripla e molto pericolosa che ha rapporti con i servizi segreti di mezzo mondo. Se fai inchieste e attacchi il potere, non devi lasciare spiragli aperti ed essere molto credibile, senza ambiguità. Epitaffio nemmeno cattivo.
martedì 1 settembre 2026
Ignoranti
La cancellazione del Report di Ranucci era inevitabile anche con (solo) quello che (al momento) è uscito faticosamente. Manca la lunga e doverosa interrogazione del giornalista d'assalto, soprattutto a destra. Una settantina le iniziative contro la Meloni. Il posizionamento a Rai 3 era l'unico concesso, prima di trasferirsi, come tanti, nel covo de La 7. Gli informatori sono sempre gli stessi. Sigfrido era anche un peccatore secondo l'inviolabile vangelo woke. Le avances confessate, fuori onda, imposero il rapido licenziamento del collega Giambruno, compagno della Meloni. Sembra che anche Ranucci abbia lanciato qualche proposta proibita. Un carico di accuse che (ancora) non lo hanno "portato" come (almeno) persona molto informata dei fatti. La difesa, molto accurata, è partita subito. Mi vogliono smerdare per eliminarmi. Rimane il facile mistero da svelare sulla furbesca posizione degli ex grillini. Nel caso (probabile) della convocazione di primarie, una visibile ed accertabile posizione diversa tra i due partiti può portare tanti voti in uscita. Il movimento di Conte, sul versante del cambio veloce, non ha rivali. Non credo però che Sigfrido possa assumere i connotati dei personaggi, da lui incautamente evocati.
massimo lugaresi
lunedì 31 agosto 2026
Piccoli Leader
Schlein e Conte tengono in ostaggio la sinistra per non rinunciare alla candidatura, questa è la condivisibile sentenza di Mario Lavia su Linkiesta. La discussione, segretata, sulle primarie, nasconde il vero problema del campo largo. Nessuno dei due esponenti è abbastanza forte da rappresentare l’intero centrosinistra. Il Pd, partito maggiore, dovrebbe spezzare il dualismo e proporre una personalità terza? La vasta propaganda legata ancora ai Dem, riesce a formare una opposizione, ovviamente aiutata, dagli artisti (?) nutriti a Cinecittà. La sbandierata superiorità morale è finita, volgarizzata dall'infantile intervento di Bonaccini. Ci smeneranno eternamente. Per lo scandaloso botto invece cercano di spostare lo scandalo dall'altra parte, lasciando in sospeso le responsabilità del giornalista non ancora accertate. Il centrodestra è molto simile ad una larga parte della sinistra nella continua ed insostenibile assistenza al comico ucraino. Usa anche l'interpretazione del gigante Crosetto che la premier permette e diventa di tutto il governo. La sinistra invece si presenta mutilata e la Ducetta ringrazia.
massimo lugaresi
domenica 30 agosto 2026
Non Datur Tertium
Per seguire Lavitola&Ranucci ho trascurato Linkiesta, la corrente dei fedeli a Draghi,Davos e Quartapelle. Mario Lavia, nel blog, rimane una penna di punta, solo leggermente spuntata. Nell'ennesimo scritto, lamentando la ridicola e tragica situazione del Pd, evoca una terza situazione non ammessa: Schlein, Conte, e il dramma di vincere le primarie e perdere le elezioni. La competizione nel campo largo, per guidare la coalizione elettorale, produce un paradosso difficile da superare: qualunque vincitore indebolirebbe l’alleato e renderebbe irraggiungibile il premio di maggioranza. Nel Pd circolano soluzioni civiche, ma nessuno sembra disposto a imporre alla segretaria il passo indietro. Due problemi opposti, entrambi pesanti, ronzano nella testa (anche) di molti dirigenti del Partito democratico. Il primo: se Elly Schlein vince le primarie, il Movimento 5 stelle, a seguito della sconfitta di Giuseppe Conte, potrebbe andare al dieci per cento o addirittura sotto e allora addio al quarantadue per cento necessario per prendere il premio di maggioranza. Il secondo: se Conte vince, il Partito democratico, in forme imprevedibili, implode o come minimo almeno salta la poltrona dell’attuale segretaria. In entrambi i casi, un dramma.
Non se ne esce. Perché è inutile che il Nazareno continui a prospettare la soluzione per cui chi ha più voti esprime il presidente del Consiglio: l’avvocato da tempo ha detto di no. E allora sta ripartendo la giostra del terzo nome. Che poi sia Silvia Salis, prescelta da un pezzo di Pd o Gaetano Manfredi, ben visto da Conte e Goffredo Bettini, conta poco. Roberto Gualtieri, politicamente il più attrezzato, al momento pensa alla riconferma a Roma. Il problema rimane sempre con la 3 cittadinanze. Lo statuto del Pd impone il nome del segretario come candidato alla presidenza del consiglio. Ha costruito tutta la sua monocorde narrazione sullo schema donna contro donna. Allora non c'è partita.
massimo lugaresi
sabato 29 agosto 2026
Incubo da Primarie
O primarie da incubo? Il cul de sac in cui è precipitato il Pd, diventa sempre più un Campo pericoloso che si agita e divide, al momento fintamente. Il miscuglio prodiano si incammina verso la sentenza elettorale. L'accordo con gli stellati regge fino a quando (loro) intravedono vantaggi. Finora ci sono stati solo localmente, la presidenza del consiglio è un premio sproporzionato ai probabili voti, ammettendo di racimolare una maggioranza con il nemico. Il Foglio, nelle mani di una delle tante dinastie giornalistiche, cancella brutalmente le speranze. Non basta più l'allarme nero, suonato ininterrottamente da quattro anni. Il Feltri del Foglio, annuncia che con la fava delle primarie ci saranno due piccioni sconfitti. Uno nei gazebi, l'altro nelle urne. Se perde la tre cittadinanze, l'elettore del Pd non vota Conte, nemmeno a Rimini con le piscine sulla sabbia. Invece, se perde Conte, l'elettore del M5S, piuttosto vota Vannacci. Soluzione? I due piccioncini si devono fare da parte, cancellare anche la favola (agricola) del Campo Largo e ripiegare sulla Salis proponibile, con la scusa (probabile) di un'altra sconfitta. Franceschini, Orlando e perfino Speranza, sono ovviamente contrari agli incubi da gazebo. Mentre la Ducetta (sic!) del Nazareno, teme il crollo della fintissima maggioranza nel partito. Il sempre più placido Bonaccini, sta scegliendo la sponda dell'attesa. Nel frattempo emette una stupida ed infantile sentenza, dividendo la politica italiana tra cretini e intelligenti secondo il voto e la casta d'appartenenza. Lo ricorderanno per quello. Dagospia invece infrange la debole difesa della segretaria per caso. Da qualche tempo il blog lancia o copia quintali di critiche alla Schlein, costretta a rifugiarsi dietro l'antagonismo spicciolo e la cultura cancellata. Rimane intatto il radical chic dei migliori che dirigono la (loro) Repubblica.
massimo lugaresi
venerdì 28 agosto 2026
Tempi Cupi
La fine, confermata, della cultura woke di origine americana, segna un altra sconfitta della componente di sinistra guidata (?) dalla Schelin. La segretaria, vista arrivare, dopo avere goduto di una lunga vacanza estiva, concessa senza problemi e giornali che la seguivano, conteggiando perfidamente le spese e valutando gli alberghi usati, si trova ora nel classico dilemma del miscuglio prodiano. Primarie o no? La possibilità di una vittoria di Conte ha le stesse garanzie della sparizione di Donaldone. La Meloni vivacchia, usando l'innata furbizia di una leader che la sinistra avrebbe indorato. Le 3 cittadinanze invece sono diventate un problema che si aggiunge alla pletora correntizia presente nel Campo. Il maggiore partito d'opposizione è più diviso e lacerato della maggioranza, destinata a comporsi. Il Generale, terminata la ricerca di voti e distanze per rendere il suo Futuro più credibile, non ha altra soluzione dell'ingresso in maggioranza. Il grillismo lo testimonia. Sotto l'egemonia di Beppe era arrivato a numeri spettacolari, contro tutti. Il disastroso passaggio al governo, ha chiarito reale forza e debolezze. Conte sembra il perfetto avvocato per un accordo sempre con tutti. Lo attesta l'improvviso amore con il grande nemico. Momento difficile anche per tutte le propagande. Sono caduti i punti di riferimento della politica, non solo nostra. Nelle due compagini sono presenti correnti talmente contrarie, sui temi più divisivi da produrre un discutibile risultato finale. Rimane insoluto il conteggio di chi vuole continuare l'esasperato foraggio al comico sempre più in bilico, a scapito di interventi sociali urgenti. Non credo sia sufficiente mostrare furbizia.
massimo lugaresi
giovedì 27 agosto 2026
Orfani
L'uscita di scena di Ranucci è indigeribile per la propaganda che lo aveva quasi santificato. Il botto è stato brusco ma ancora non si conoscea ridicola messinscena. Sapeva o non? La sua intimità con Lavitola poteva/doveva essere accertata, con la possibilità di conoscere anche altri partecipanti. E' sceso un sipario talmente rapido da lasciare dubbi non chiariti. Dagospia intanto, cerca la possibiltà di pareggiare con la destra (Meloni) il momento difficile per la sinistra, abbandonata anche dalla cultura imperante. Così il blog imbastisce uno dei tanti articoli con il nomignolo inventato dalle intelligenze artificiali di casa. Titolo: Ritorna a casa Lesso. Girano voci raccolte che non sfociano nei botti, su Enrico Mentana. Uscito da La 7, diventerà il Capo Supremo dell'informazione Mediaset al posto di Mauro Crippa, fedele esecutore, prima del leghismo poi del melonismo sfrenato. Accurate bombette, innescate nella parte avversaria che si sta avvicinando al centrismo in offerta. Non sembrano avere altre possibilità. L'uso della Schlein, ovviamente, è vietato per non peggiorare la situazione.
PS Dagospia non ha dimenticato la quotidiana esibizione di (almeno) una tettona misteriosa. Non risultano però premi per chi indovina il prosperoso davanzale. Senza concorrenza sarebbe maschilismo contestabile.
massimo lugaresi
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