lunedì 31 agosto 2026

Piccoli Leader

Schlein e Conte tengono in ostaggio la sinistra per non rinunciare alla candidatura, questa è la condivisibile sentenza di Mario Lavia su Linkiesta. La discussione, segretata, sulle primarie, nasconde il vero problema del campo largo. Nessuno dei due esponenti è abbastanza forte da rappresentare l’intero centrosinistra. Il Pd, partito maggiore, dovrebbe spezzare il dualismo e proporre una personalità terza? La vasta propaganda legata ancora ai Dem, riesce a formare una opposizione, ovviamente aiutata, dagli artisti (?) nutriti a Cinecittà. La sbandierata superiorità morale è finita, volgarizzata dall'infantile intervento di Bonaccini. Ci smeneranno eternamente. Per lo scandaloso botto invece cercano di spostare lo scandalo dall'altra parte, lasciando in sospeso le responsabilità del giornalista non ancora accertate. Il centrodestra è molto simile ad una larga parte della sinistra nella continua ed insostenibile assistenza al comico ucraino. Usa anche l'interpretazione del gigante Crosetto che la premier permette e diventa di tutto il governo. La sinistra invece si presenta mutilata e la Ducetta ringrazia.
massimo lugaresi

domenica 30 agosto 2026

Non Datur Tertium

Per seguire Lavitola&Ranucci ho trascurato Linkiesta, la corrente dei fedeli a Draghi,Davos e Quartapelle. Mario Lavia, nel blog, rimane una penna di punta, solo leggermente spuntata. Nell'ennesimo scritto, lamentando la ridicola e tragica situazione del Pd, evoca una terza situazione non ammessa: Schlein, Conte, e il dramma di vincere le primarie e perdere le elezioni. La competizione nel campo largo, per guidare la coalizione elettorale, produce un paradosso difficile da superare: qualunque vincitore indebolirebbe l’alleato e renderebbe irraggiungibile il premio di maggioranza. Nel Pd circolano soluzioni civiche, ma nessuno sembra disposto a imporre alla segretaria il passo indietro. Due problemi opposti, entrambi pesanti, ronzano nella testa (anche) di molti dirigenti del Partito democratico. Il primo: se Elly Schlein vince le primarie, il Movimento 5 stelle, a seguito della sconfitta di Giuseppe Conte, potrebbe andare al dieci per cento o addirittura sotto e allora addio al quarantadue per cento necessario per prendere il premio di maggioranza. Il secondo: se Conte vince, il Partito democratico, in forme imprevedibili, implode o come minimo almeno salta la poltrona dell’attuale segretaria. In entrambi i casi, un dramma. Non se ne esce. Perché è inutile che il Nazareno continui a prospettare la soluzione per cui chi ha più voti esprime il presidente del Consiglio: l’avvocato da tempo ha detto di no. E allora sta ripartendo la giostra del terzo nome. Che poi sia Silvia Salis, prescelta da un pezzo di Pd o Gaetano Manfredi, ben visto da Conte e Goffredo Bettini, conta poco. Roberto Gualtieri, politicamente il più attrezzato, al momento pensa alla riconferma a Roma. Il problema rimane sempre con la 3 cittadinanze. Lo statuto del Pd impone il nome del segretario come candidato alla presidenza del consiglio. Ha costruito tutta la sua monocorde narrazione sullo schema donna contro donna. Allora non c'è partita. 
massimo lugaresi

sabato 29 agosto 2026

Incubo da Primarie


O primarie da incubo? Il cul de sac in cui è precipitato il Pd, diventa sempre più un Campo pericoloso che si agita e divide, al momento fintamente. Il miscuglio prodiano si incammina verso la sentenza elettorale. L'accordo con gli stellati regge fino a quando (loro) intravedono vantaggi. Finora ci sono stati solo localmente, la presidenza del consiglio è un premio sproporzionato ai probabili voti, ammettendo di racimolare una maggioranza con il nemico. Il Foglio, nelle mani di una delle tante dinastie giornalistiche, cancella brutalmente le speranze. Non basta più l'allarme nero, suonato ininterrottamente da quattro anni. Il Feltri del Foglio, annuncia che con la fava delle primarie ci saranno due piccioni sconfitti. Uno nei gazebi, l'altro nelle urne. Se perde la tre cittadinanze, l'elettore del Pd non vota Conte, nemmeno a Rimini con le piscine sulla sabbia. Invece, se perde Conte, l'elettore del M5S, piuttosto vota Vannacci. Soluzione? I due piccioncini si devono fare da parte, cancellare anche la favola (agricola) del Campo Largo e ripiegare sulla Salis proponibile, con la scusa (probabile) di un'altra sconfitta. Franceschini, Orlando e perfino Speranza, sono ovviamente contrari agli incubi da gazebo. Mentre la Ducetta (sic!) del Nazareno, teme il crollo della fintissima maggioranza nel partito. Il sempre più placido Bonaccini, sta scegliendo la sponda dell'attesa. Nel frattempo emette una stupida ed infantile sentenza, dividendo la politica italiana tra cretini e intelligenti secondo il voto e la casta d'appartenenza. Lo ricorderanno per quello. Dagospia invece infrange la debole difesa della segretaria per caso. Da qualche tempo il blog lancia o copia quintali di critiche alla Schlein, costretta a rifugiarsi dietro l'antagonismo spicciolo e la cultura cancellata. Rimane intatto il radical chic dei migliori che dirigono la (loro) Repubblica. 
massimo lugaresi

venerdì 28 agosto 2026

Tempi Cupi

La fine, confermata, della cultura woke di origine americana, segna un altra sconfitta della componente di sinistra guidata (?) dalla Schelin. La segretaria, vista arrivare, dopo avere goduto di una lunga vacanza estiva, concessa senza problemi e giornali che la seguivano, conteggiando perfidamente le spese e valutando gli alberghi usati, si trova ora nel classico dilemma del miscuglio prodiano. Primarie o no? La possibilità di una vittoria di Conte ha le stesse garanzie della sparizione di Donaldone. La Meloni vivacchia, usando l'innata furbizia di una leader che la sinistra avrebbe indorato. Le 3 cittadinanze invece sono diventate un problema che si aggiunge alla pletora correntizia presente nel Campo. Il maggiore partito d'opposizione è più diviso e lacerato della maggioranza, destinata a comporsi. Il Generale, terminata la ricerca di voti e distanze per rendere il suo Futuro più credibile, non ha altra soluzione dell'ingresso in maggioranza. Il grillismo lo testimonia. Sotto l'egemonia di Beppe era arrivato a numeri spettacolari, contro tutti. Il disastroso passaggio al governo, ha chiarito reale forza e debolezze. Conte sembra il perfetto avvocato per un accordo sempre con tutti. Lo attesta l'improvviso amore con il grande nemico. Momento difficile anche per tutte le propagande. Sono caduti i punti di riferimento della politica, non solo nostra. Nelle due compagini sono presenti correnti talmente contrarie, sui temi più divisivi da produrre un discutibile risultato finale. Rimane insoluto il conteggio di chi vuole continuare l'esasperato foraggio al comico sempre più in bilico, a scapito di interventi sociali urgenti. Non credo sia sufficiente mostrare furbizia. 
massimo lugaresi

giovedì 27 agosto 2026

Orfani

L'uscita di scena di Ranucci è indigeribile per la propaganda che lo aveva quasi santificato. Il botto è stato brusco ma ancora non si conoscea ridicola messinscena. Sapeva o non? La sua intimità con Lavitola poteva/doveva essere accertata, con la possibilità di conoscere anche altri partecipanti. E' sceso un sipario talmente rapido da lasciare dubbi non chiariti. Dagospia intanto, cerca la possibiltà di pareggiare con la destra (Meloni) il momento difficile per la sinistra, abbandonata anche dalla cultura imperante. Così il blog imbastisce uno dei tanti articoli con il nomignolo inventato dalle intelligenze artificiali di casa. Titolo: Ritorna a casa Lesso. Girano voci raccolte che non sfociano nei botti, su Enrico Mentana. Uscito da La 7, diventerà il Capo Supremo dell'informazione Mediaset al posto di Mauro Crippa, fedele esecutore, prima del leghismo poi del melonismo sfrenato. Accurate bombette, innescate nella parte avversaria che si sta avvicinando al centrismo in offerta. Non sembrano avere altre possibilità. L'uso della Schlein, ovviamente, è vietato per non peggiorare la situazione.  
PS Dagospia non ha dimenticato la quotidiana esibizione di (almeno) una tettona misteriosa. Non risultano però premi per chi indovina il prosperoso davanzale. Senza concorrenza sarebbe maschilismo contestabile.
massimo lugaresi 

mercoledì 26 agosto 2026

I Volenterosi

Termine (dicono) coniato dal più precario dei premier che sperano di accendere un volenteroso conflitto con Putin ovvero la Russia. I quattro amici al Bar della Guerra attorniati dai Paesi Baltici, ma guidati dalla Gran Bretagna e dall'implacabile intelligence, usata da Repubblica,   il giornale guida della corrente (piddina) bellica. Il miscuglio prodiano non si fa mancare niente, accetta perfino una pericolosa amicizia campale con gli ex grillini, abituati ad essere scelti ed eletti da lotterie girevoli, figuriamoci quando possono votare in un gazebo aperto a tutti. Ancora presto per valutare la fine ingloriosa del Campo Largo. Dopo Ranucci la sinistra antagonista sta compiendo una salutare revisione del motore e dei generi finora usati. Siamo arrivati a punte estreme con gaudium magnum papali in compagnia della destra. Sarebbe davvero miracoloso se il brevissino ma costosissimo atterraggio di Leone XIV, avesse dato la spinta necessaria al nostro turismo, senza aspettare le piscine sulla spiaggia, nate con la cementificazione da mucillagine.
massimo lugaresi

martedì 25 agosto 2026

Dublinanti

L'invasione di Ceuta, compiuta da migliaia di marocchini, ha creato, particolarmente in Italia, fortissime polemiche, dopo la richiesta del nostro governo (Meloni) di sospendere il Trattato di Schengen che regola i delicati passaggi. Occorre dire che in questi anni siamo passati dal "libero" porto italiano agli hotspot albanesi, voluti sempre dalla Meloni. Un salto indigesto per la fantasia dei mercanti e scafisti, dediti da anni allo sbarco (solo) nel nostro paese, per ovvie comodità. I porti spalancati e l'accoglienza perfino festosa, sono stati l'emblema di una solidarietà che permetteva luridi e tragici guadagni. La sinistra, dopo il caso Ranucci e l'abbandono del woke, si trova in una delicata posizione. Da un lato l'attacco interno degli stellati, mette in pericolo l'esito delle primarie, dall'altro, più pericoloso elettoralmente, l'aumentata attenzione dei cittadini sui temi legati alla insicurezza dilagante nelle nostre città. Inutile negarlo o diffondere statistiche compiacenti il governante di turno, anche localmente. Le elezioni si avvicinano e la cruda batosta referendaria sembra un ricordo. Rimane la posizione della giustizia che non ha riscontri comparabili. Le Ong battenti (ovviamente) bandiere straniere, fingevano di trovare, fortunatamente, carcasse di imbarcazioni vecchie e malridotte, salvando centinaia di persone (sempre) con bambini che aumentavano la provvidenza umanitaria dell'intervento. Oggi il commercio umano via mare è quasi sparito. I Dublinanti sono le scorie di questo traffico che ogni paese europeo vuole eliminare. Stiamo parlando di percentuali bassissime rispetto alle migliaia di approdati (giornalmente) di una volta. Inutile polemica, artatamente sollevata. L'appoggio piddino al commercio si sta allontanando. Le cooperative nate, possono dedicarsi alla solidarietà mai sparita, anzi accentuata dalle crisi sociali dovute a guerre volute e pagate da una Europa che necessita una democratica conferma. 
massimo lugaresi

lunedì 24 agosto 2026

Cala il Sipario

Finalmente. Dagospia, una delle migliori vetrine dell'offerta piddina, ha calato il sipario sul duo Ranucci&Lavitola. La dimestichezza con scandali spesso veri, ha consigliato al blog di seguire la lenta trama della giustizia. Avere distinto le due posizioni faceva già prevedere la soluzione finale. Gli esiti politici sono visibili ed accertabili. Perfino i compagni (?) stellati giocano sui due tavoli della verità, sempre meno complessa. La conclusione della destra è semplice e felice. Sono stati esclusi, forse definitivamente, anche una serie di personaggi, raccattati nel mondo dell'immigrazione dorata e assistita e portati fino al nostro inguardabile parlamento. Però la componente destrorsa è stata sconfitta da quella di sinistra negli evviva alla presenza del Papa. Non è il mio campo, anche questo mondo gira al contrario.
massimo lugaresi
 

domenica 23 agosto 2026

Fuoco Amico?

Quasi compagno. La lettura di Dagospia, con veloci sguardi, illumina meglio dei giornaloni orfani dei lettori, sullo stato comatoso del Pd. L'ultima bomba è stata fragorosa. Se fosse veramente una iniziativa congiunta dei due amici, sarebbe la fine di una strategia che in tanti hanno iniziato a bombardare. In particolare spunta la furbesca posizione che gli attuali "contiani" assumono nei confronti dei democratici. Fra le tante voci gira anche quella che Ranucci avrebbe una stellata e sicura poltroncina. Ormai la cosiddetta sinistra è la migliore garanzia per la destra. Credo abbiano capito che all'incasso elettorale ci va il Generale. La Lega perde ma quello che esce in Futuro è molto più numeroso. Dagospia, ospita una riflessione di Carlo Freccero che "bombarda" la cultura woke dominante i dem, non solo americani. La Schlein si è accodata per intime ragioni personali ma soprattutto per la sua spettacolare sprovvista politica. Il Woke è morto, Trump invece resta. Concordo. Carlo freccero analizza la svolta dei democratici americani che hanno rinnegato l'ortodossia woke e contesta la segretaria democratica di mezzo (meno) partito. L'America impoverita e follemente  indebitata non segue una identità sessuale folkloristica, i Gay Pride non danno da mangiare alle famiglie. Mentre la sinistra italiana vede in Trump un incidente di percorso che può essere rimosso. Anche se Donaldome dovesse perdere le elezioni non si ritorna al passato di Obama. 
massimo lugaresi

sabato 22 agosto 2026

Tutto fa brodo

Strategia usata e perfezionata da tutte le coalizioni, quando sono colpite da scandali o avvenimenti che possono pregiudicare la situazione politica. Le guerre hanno introdotto momenti imprevedibili, a cui aggiungere il Presidente degli Stati Uniti, ex gendarme del mondo, diventato un vigile alla Sordi. Per l'ancora folta propaganda piddina, divisa sempre in diverse correnti, vale il concetto del primum vivere poi vedere. Il pasticcio prodiano ha garantito un potere quasi ventennale, esercitato con tutti. L'arrivo inaspettato della Ducetta, con le stigmate perfette per la "sinistra" di una volta, ha terremotato il tranquillo panorama. Gli eredi del comunismo si sono trovati spiazzati. L'uso di primarie, dove può votare chi passa, ha scombussolato il Pd, già annacquato dalla folta transumanza democristiana. Non è strano che per mantenere speranze di un potere governativo i Dem abbiano accettato la trasformazione progressista violenta e contro natura. Hanno trascinato gran parte della Chiesa, quasi tutta bergogliana, usando l'immigrazione come commercio di sostegno al posto del pellegrinaggio, quasi scomparso. In Vaticano le risorse arrivano raramente. Dagospia non avendo sottomano altro, usa la presunta e biondissima "fidanzata" di Donaldone. Non sembra però in grado di fare anche un modesto pareggio con Lavitola&Ranucci. Finite le ferie dovrebbero uscire verità meno raffazzonate, quasi insultanti il lettore. I giornaloni, La 7 e il Fatto di Travaglio, nonostante ripetuti allenamenti, non riescono a coprire il rumoroso
 scandalo. La fine ingloriosa ma voluta dei partiti produce questo. E' stato colpito chi doveva indagare. Difficile da capire nella sua irrazionalità.
massimo lugaresi 

venerdì 21 agosto 2026

Nomignoli

Siamo al "deragliato mentale". Così Dagospia chiama Donaldone, dopo avere usato nomignoli peggiori. Il prossimo Mid Term elettorale viene giudicato letale per la permanenza alla Casa Bianca. Difficile dire chi sarà il prossimo inquilino. I democratici non hanno un leader riconosciuto e per distinguersi non possono accendere guerre, invasioni e ritirate, come in passato. Trump dopo avere perso la partita con l'Iran,
e portare via Hormuz, il pallone fatale. Difficile districarsi tra capriole e annunci mutevoli. Impossibile poi l'affettuoso mestiere della cheerleader ed imbastire credibili relazioni erotiche, specialità della Stanza Ovale. All'ottantenne, un pò barcollante, viene attribuita una relazione giovanile che avrebbe fatto incavolare e sparire Melania. Sempre per parlare d'altro e distogliere l'attenzione dalle sconfitte clamorose, sembra che Donaldone abbia allacciato una relazione (politica) anche con Kim Jong, il coreano del nord. Agitando quello del sud e soprattutto il Giappone. Ovviamente l'intelligence di Dagospia "tifa" Zelensky e perfino Netan, il regista delle occupazioni. Il guazzabuglio piddino aumenta, colpa dello scandalo con il botto, che non ci voleva. Le ferie ferragostane hanno sopito indagini e chiarimenti, costringendo docenti in polemica a pubblicare patetiche rappresaglie. Il Wall Street Journal scrive, citando funzionari statunitensi, secondo cui Trump ha discusso in privato la possibilità di organizzare un colloquio faccia a faccia con Kim, durante il suo prossimo viaggio in Asia. Il viaggio potrebbe svolgersi a novembre, quando i leader mondiali si riuniranno per il vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) a Shenzhen, in Cina. Il centro del dibattito si è spostato in Oriente e la Cina conquista, silenziosamente, il primato mondiale, per mancanza di avversari credibili. Il Corriere della Sera non segue Repubblica e La Stampa, impegnate a proteggere i Dem che pensavano di avere trovato, rumorosamente, il segretario vincente e si dedica a Donaldone. Quando si trova in disperate difficoltà (sempre) ricorre a distrazioni dalla realtà. Le Midterm Elections verranno forse annullate, in quanto inutili. Lo pubblicherà uno dei tanti creators digitali.
massimo lugaresi  

giovedì 20 agosto 2026

Ottima Linkiesta

Avevo abbandonato il blog di riferimento di una (larga?) fetta del piddismo agricolo. Ho letto questo articolo che parla di Ranucci&Lavitola con visioni e conoscenze interessanti. Qual'è la notizia? La sera del 16 ottobre 2025 un ordigno è esploso davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia. La bomba, collocata vicino alla sua automobile, distrusse la vettura, danneggiò quella della figlia e il cancello della villetta. Nessuno rimase ferito. Inizialmente si pensò a una ritorsione per una delle inchieste della storica trasmissione di Rai 3. Dopo otto mesi di indagini, il 30 giugno 2026 i carabinieri arrestarono quattro presunti componenti del gruppo che aveva materialmente organizzato l’esplosione: Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Seguendo gli spostamenti di un’automobile, i telefoni e le conversazioni degli indagati, gli investigatori sono risaliti prima a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e presunto intermediario, e poi all’imprenditore Valter Lavitola, ex editore e direttore dell’Avanti! e oggi titolare del ristorante di pesce “Cefalù”, nel quartiere romano di Monteverde. Dal 2019 era anche un amico e una fonte di Ranucci: si sentivano quasi ogni giorno e frequentavano le rispettive famiglie. Il 10 agosto Lavitola è stato arrestato come presunto mandante dell’attentato. Due giorni dopo ha ammesso di aver commissionato un’intimidazione, ma ha negato di aver ordinato la bomba: sostiene di aver chiesto quattro o cinque colpi di pistola contro il muro della casa, per convincere le autorità a rafforzare la scorta del giornalista. Secondo la procura di Roma, invece, Lavitola voleva accrescere la popolarità di Ranucci e preparare una sua possibile candidatura politica nel centrosinistra. Da mesi gli parlava della possibilità di diventare presidente del Consiglio e stava lavorando a un sondaggio sul suo consenso. Ranucci conosceva il progetto e aveva suggerito alcune modifiche al questionario, ma non è indagato: finora non è emersa alcuna prova che sapesse dell’attentato. L’11 agosto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha chiesto alla Rai di sospendere Ranucci dalla conduzione di Report. Il 13 agosto il Comitato etico della Rai ha consegnato all’amministratore delegato Giampaolo Rossi una relazione riservata. Secondo le indiscrezioni, il documento segnala criticità nell’amicizia di Ranucci con Lavitola, nell’invio all’esterno di una mail aziendale e nei giudizi di Ranucci su dirigenti e colleghi. Al momento sono state sospese le repliche estive di Report, ma non è stata decisa alcuna sospensione di Ranucci dalla conduzione. Domande e risposte. Ho capito che Ranucci è il conduttore di Report, ma prima di spiegarmi tutto, dimmi chi è Lavitola. Valter Lavitola, 60 anni, salernitano, è un imprenditore ed ex giornalista-editore. Dal 2003 al 2011 diresse e amministrò di fatto L’Avanti!, quotidiano distinto dalla storica testata ufficiale del Partito socialista italiano. Il giornale di Lavitola chiuse nel novembre 2011; l’Avanti! pubblicato oggi online non è collegato a lui. Nel settembre 2010 divenne noto al grande pubblico per aver ottenuto e pubblicato un documento del governo di Saint Lucia che indicava Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, come beneficiario della società proprietaria dell’appartamento di Montecarlo, lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale. Il caso fu centrale nello scontro politico tra Fini e Silvio Berlusconi. Lavitola era da tempo in rapporti diretti con Berlusconi, che accompagnò anche in alcuni viaggi internazionali, agendo come intermediario informale senza ricoprire incarichi di governo. Da qui è nata la fama di “faccendiere”. Nel 2012 patteggiò tre anni e otto mesi per truffa e bancarotta nella vicenda dei finanziamenti pubblici ottenuti da L’Avanti!. Nel 2014 divenne definitiva la condanna a un anno e quattro mesi per aver tentato di ottenere da Berlusconi cinque milioni di euro in cambio del silenzio su ciò che sapeva dell’inchiesta barese sulle escort. Nel 2015 fu inoltre condannato in primo grado a tre anni per aver fatto da intermediario nel pagamento di tre milioni al senatore Sergio De Gregorio, eletto con l’Italia dei Valori, affinché passasse al centrodestra e contribuisse alla caduta del governo Prodi. In appello il reato fu dichiarato prescritto: la condanna non divenne definitiva. Ha trascorso complessivamente più di quattro anni in carcere. Negli ultimi tempi, oltre al ristorante “Cefalù”, lavorava con Tavares a progetti ambientali in Camerun, destinati a generare crediti di carbonio, ovvero dei certificati, ciascuno corrispondente normalmente a una tonnellata di anidride carbonica, ridotta o assorbita, che possono essere venduti alle aziende per compensare le proprie emissioni. Come ha conosciuto Ranucci? I due furono presentati nel 2019 dal giornalista Guido Ruotolo all’interno del ristorante “Cefalù”. Ranucci cominciò a frequentare assiduamente il locale e il rapporto, inizialmente professionale, diventò progressivamente personale. Ranucci ha spiegato che voleva intervistare Marcello Dell’Utri e pensava che Lavitola potesse aiutarlo a stabilire un contatto. Lavitola, già oggetto di servizi di Report, divenne anche una fonte: fornì indicazioni per inchieste riguardanti gli appalti dei Canadair, gli elicotteri antincendio e il Cantiere Navale Vittoria. Ranucci, a sua volta, gli diede consigli sugli affari legati ai crediti di carbonio. L’amicizia andò oltre il lavoro. I due si telefonavano quasi ogni giorno, frequentavano le rispettive famiglie e Lavitola entrò più volte negli uffici Rai di via Teulada. Ranucci ha raccontato di essersi affezionato anche al figlio autistico di Lavitola e di averlo messo in contatto con sua figlia, che è psicologa. Nel maggio 2023 Il Riformista pubblicò un servizio di Aldo Torchiaro con le fotografie di una cena al “Cefalù” tra Ranucci, Lavitola e monsignor Gianni Fusco. Le immagini resero pubblica la frequentazione; successivamente Maurizio Gasparri chiese spiegazioni in Commissione di Vigilanza Rai e Ranucci confermò il rapporto di amicizia. Perché avrebbe organizzato un’intimidazione contro un suo amico? Lavitola ha raccontato al gip di avere appreso dell’esistenza di un presunto progetto dell’intelligence israeliana per uccidere Ranucci, apparentemente come conseguenza di un servizio di Report sul Cantiere Navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo. Non ha però spiegato perché Israele avrebbe dovuto colpire il giornalista, né ha indicato la fonte della notizia o fornito elementi verificabili. Secondo il suo racconto, per proteggere l’amico avrebbe incaricato Gomes Clesio Tavares di trovare qualcuno disposto a sparare quattro o cinque colpi contro il muro della villetta, così da costringere le autorità a rafforzarne la scorta. Ranucci era tuttavia protetto ininterrottamente dal 2021. Il gip ha giudicato questo movente «inverosimile» e le dichiarazioni di Lavitola fumose, generiche e prive di riscontri. E ha confermato la custodia cautelare perché ci sarebbe sia il rischio di inquinamento delle prove, sia il pericolo di fuga, considerando la rete di rapporti di cui l’imprenditore dispone in Italia e all’estero. Nelle carte cautelari compare inoltre un biglietto Roma–Addis Abeba per il 4 luglio, emerso durante la precedente perquisizione. Secondo la difesa, il viaggio era legato a un incontro sui crediti di carbonio e non a un tentativo di fuga. Il suo avvocato Sergio Cola ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame. Quale sarebbe il vero movente, secondo la Procura? Secondo la Procura, Lavitola voleva lanciare Ranucci come leader del centrosinistra. Per dare concretezza al progetto, nel febbraio 2026 contattò Stefano Cappellini, allora vicedirettore e oggi direttore ad interim di Repubblica, raccontandogli di un misterioso candidato con percentuali altissime in un presunto sondaggio americano. Cappellini, sperando di ottenere una notizia, il 20 aprile gli inviò una decina di domande generiche e suggerì di rivolgersi a un istituto demoscopico affidabile. Lavitola disse di aver consultato anche Paolo Mieli, ex direttore e firma del Corriere della Sera. Il 29 aprile sostenne che la bozza fosse stata esaminata da Mieli e Ranucci; il 9 giugno inoltrò a Cappellini alcune correzioni attribuite a Ranucci e gli rivelò che il candidato era lui. Cappellini rispose che era «una follia» e che Ranucci non avrebbe potuto prevalere su Schlein o Conte. Non pubblicò nulla perché non considerava credibili né il sondaggio americano né la candidatura. Per gli inquirenti, la bomba doveva completare il progetto: trasformare Ranucci in un giornalista perseguitato e aumentarne il consenso. Ma come si è passati dall’idea dei colpi di pistola a una bomba? Lavitola sostiene di avere ordinato soltanto quattro o cinque colpi contro il muro e che Tavares e gli esecutori abbiano deciso autonomamente di utilizzare l’esplosivo. Ha aggiunto che, una volta saputo della bomba, non protestò perché riteneva comunque raggiunto lo scopo dimostrativo. Il gip non considera credibile questa ricostruzione: secondo il giudice, gli elementi raccolti inducono a escludere che Tavares abbia scelto autonomamente le modalità dell’attentato o, quantomeno, che abbia agito senza il consenso preventivo di Lavitola. Attualmente Tavares si trova in Camerun ed è latitante; il 15 agosto ha concesso un’intervista al Tg1 dichiarando di voler rientrare «prestissimo», pur sapendo che verrebbe arrestato, e di non credere che Lavitola lo abbia accusato. Non risulta però concordata una data: Tavares resta destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare e la Procura sta preparando la richiesta di estradizione. Ok, ora voglio capire nel dettaglio com’è avvenuto l’attentato. Alle 22.17 circa del 16 ottobre 2025 è esploso un ordigno nascosto in un vaso accanto all’automobile di Ranucci, parcheggiata fuori dalla villetta. La deflagrazione ha distrutto la vettura, danneggiato seriamente quella della figlia e colpito il muro e il cancello. Ranucci era rientrato da poco e la figlia era passata vicino alle automobili pochi minuti prima, ma nessuno è rimasto ferito. Non è stato accertato alcun comando a distanza: l’ipotesi della bomba telecomandata compare nelle conversazioni di un indagato, non nelle conclusioni tecniche. Nel loro comunicato sull’operazione, i carabinieri definiscono l’ordigno rudimentale e tecnologicamente superato, ma altamente distruttivo. Secondo il gip, è stato Antonio Passariello a collocare materialmente l’ordigno. La sera del 16 ottobre partì dalla Campania con Saverio Mutone a bordo di una Fiat 500X noleggiata. I due arrivarono vicino alla casa di Ranucci intorno alle 22.04, ripartendo subito dopo l’esplosione. Mutone è considerato partecipe dell’esecuzione, ma dagli atti pubblicamente noti non risulta che abbia materialmente sistemato la bomba. Come sono stati scoperti? Una telecamera sulla Pontina ha ripreso la 500X, che i carabinieri hanno seguito fino all’autonoleggio campano grazie alle registrazioni degli impianti pubblici e privati. I dati delle celle telefoniche hanno mostrato poi che i cellulari degli indagati avevano compiuto lo stesso percorso dell’auto, sia la sera dell’attentato sia durante il precedente sopralluogo. Una volta individuato il gruppo, le intercettazioni hanno fornito ulteriori riscontri: Passariello si vantò dicendo «La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia», mentre gli altri parlarono dell’azione, del compenso e dei progetti per lasciare l’Italia. Gli indagati tentarono anche di distruggere schede telefoniche, cercare eventuali microspie e concordare una versione comune. Il 30 giugno 2026 Passariello, Mutone e D’Avino sono stati arrestati e portati in carcere; De Filippis è finita ai domiciliari. Che cosa rischiano gli esecutori? Passariello, Mutone, D’Avino e De Filippis sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti di avere agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. La Procura contesta anche la strage, ipotesi che il gip non ha riconosciuto nell’ordinanza dei primi arresti. Se fosse accolta, l’articolo 422 del codice penale prevede almeno quindici anni di carcere. Se invece cadesse, resterebbero reati comunque gravi, le cui pene dovranno essere calcolate tenendo conto del ruolo attribuito a ciascun indagato. Che cosa rischia Lavitola? Se venisse riconosciuto come mandante, Lavitola potrebbe rispondere degli stessi reati commessi dagli esecutori anche senza avere materialmente trasportato o collocato la bomba. Vale quindi la stessa alternativa: almeno quindici anni se reggesse l’accusa di strage; una pena comunque di diversi anni per gli altri reati, aggravati dal metodo mafioso, se la strage venisse esclusa. La sua ammissione non comporta automaticamente uno sconto e il gip l’ha giudicata incompleta. Se il tribunale credesse alla versione secondo cui aveva ordinato soltanto alcuni colpi di pistola, dovrebbe stabilire se e in quale misura possa rispondere anche della bomba scelta dagli esecutori. I suoi precedenti potrebbero pesare sulla recidiva e sull’accesso ai benefici, ma non si aggiungono automaticamente alla futura pena. C’è una prova che Ranucci sapesse dell’attentato di Lavitola? No. Il 14 agosto l’avvocato Cola ha riferito che il suo assistito, interrogato sulla possibilità che Ranucci avesse intuito o sospettato qualcosa, avrebbe risposto: «Non lo escludo». Non è chiaro, però, se si riferisse a un sospetto precedente o successivo all’attentato; soprattutto, la circostanza non è stata confermata dagli inquirenti. Il 16 agosto Cola ha aggiunto che la richiesta di Ranucci di rafforzare la scorta renderebbe «intuibile» che il giornalista avesse successivamente compreso chi fosse il mandante. Ma al momento negli atti conosciuti non ci sono messaggi, conversazioni o altri elementi che dimostrino un accordo precedente all’esplosione, né un successivo aiuto consapevole per ostacolare le indagini. Ranucci rimane la persona offesa, non è indagato e il gip scrive che «allo stato non è emerso alcun elemento» per ritenerlo d’accordo con Lavitola. Ma io ho sentito un audio di Lavitola nel quale dice: «Se l’ha fatto Gomes, vuol dire che l’ho fatta fare io; e se l’ho fatta fare io, l’ho fatto d’accordo con Sigfrido». La frase risale alla mattina del 9 agosto 2026, durante una telefonata-intervista concessa da Lavitola a MowMag, poco più di ventiquattr’ore prima dell’arresto. In quel momento Lavitola negava ancora qualsiasi coinvolgimento e presentò il ragionamento come «un’iperbole»: sosteneva per assurdo che, se avesse organizzato un attentato per favorire Ranucci, lo avrebbe necessariamente avvertito. Dopo la confessione, quelle parole appaiono contraddittorie e assumono un significato più inquietante. Non dimostrano però che Ranucci conoscesse il piano: Lavitola non disse che l’accordo fosse realmente esistito, ma lo utilizzò allora come ipotesi paradossale per proclamarsi innocente. Ranucci voleva davvero entrare in politica? Il giornalista lo ha negato, sostenendo che Lavitola sapesse che non si sarebbe mai candidato. Sapeva però che l’amico stava preparando un sondaggio per misurare le sue possibilità come candidato politico. Ranucci esaminò il questionario, successivamente pubblicato dal quotidiano Domani, e indicò due punti da «correggere o integrare»: il 9 e il 19. Il quesito 9 chiedeva agli intervistati quali giornalisti o conduttori televisivi venissero loro spontaneamente in mente e poi verificava se conoscessero il candidato; il 19 domandava quali temi dovessero avere la precedenza in un programma per le primarie del centrosinistra. In un messaggio vocale Ranucci spiegò di avere integrato la bozza inserendo l’intelligenza artificiale, la «gestione dell’egemonia digitale», l’ambiente e la transizione ecologica. Non si limitò quindi a leggere il sondaggio: contribuì concretamente alla sua preparazione. Come sono arrivati da Gomes al nome di Lavitola? Attraverso una serie di contatti precedenti e successivi all’esplosione. Dopo l’attentato D’Avino inviò a Tavares il messaggio «Tt ok». La mattina seguente Tavares raggiunse in treno Monteverde, il quartiere in cui Lavitola abita e lavora. Per gli investigatori era il resoconto dell’avvenuta esecuzione. Un’indicazione ancora più diretta sarebbe emersa durante una lite intercettata tra Tavares e la compagna: di fronte alle reticenze dell’uomo, lei avrebbe detto «Ci parlo io con Valter». Gli inquirenti hanno quindi riesaminato gli incontri precedenti. Il 15 settembre i telefoni di Lavitola e Tavares risultavano nella zona della casa di Ranucci; Lavitola sostiene che fosse una normale visita all’amico, mentre la Procura ipotizza un sopralluogo. La catena ricostruita è Lavitola-Tavares-D’Avino-gruppo operativo. Ho visto una fotografia di Tavares, Lavitola e Ranucci: si conoscevano? Sì. La fotografia mostra i tre abbracciati ed è stata scattata nel gennaio 2022. Gomes Clesio Tavares la inviò a Lavitola nel gennaio 2025, quando il telefono gliela ripropose come ricordo; Lavitola la inoltrò poi a Ranucci. Lo scatto è entrato nell’ordinanza cautelare e, secondo il gip, dimostra che il giornalista conosceva Tavares almeno dal 2022. Ranucci ha raccontato di averlo incontrato già nel 2019, di passaggio al ristorante “Cefalù”. Secondo le conclusioni del gip, Ranucci conosceva anche il ruolo di Tavares come uomo di fiducia e guardaspalle di Lavitola perché il 17 ottobre 2024, quando Lavitola gli chiese come potesse aiutarlo in un momento difficile, Ranucci rispose scherzando: «Mi dovresti prestare Gomez», scrivendo Gomes con la z. Lavitola e Ranucci si sono sentiti al telefono di recente? Sì, alle 3:56 del 5 luglio 2026, appena conclusa la perquisizione a casa di Lavitola da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo, Ranucci è rimasto al telefono con il suo amico per circa due ore. Non lo sappiamo dal racconto di uno dei due, ma da una captazione ambientale nell’automobile di Lavitola, riportata nell’ordinanza: accanto all’imprenditore era presente anche la compagna. I tre cercarono una spiegazione per la presenza di Lavitola e Gomes, il 15 settembre 2025, per circa mezz’ora nella zona della casa di Ranucci. Il giornalista ipotizzò una deviazione verso Terracina, dovuta a un ponte interrotto, oppure un pranzo o una visita. Nessuna spiegazione combaciava: il pranzo ricordato era avvenuto il 7 settembre e Gomes non era presente; il 15 settembre Ranucci non era in casa e Lavitola non provò a contattarlo. Per gli inquirenti si trattò quindi di un sopralluogo preparatorio. L’intercettazione dimostra che Ranucci, dopo avere saputo dell’accusa, aiutò l’amico a cercare una spiegazione. Non dimostra che prima del 16 ottobre conoscesse o avesse approvato l’attentato: negli atti noti non esiste una prova di un accordo precedente all’esplosione. Che cosa ha detto Ranucci pubblicamente dopo l’attentato? Il 17 ottobre 2025, poche ore dopo l’esplosione, ha detto: «Io non so ancora dare una chiave di lettura». Sottolineò che l’ordigno era stato collocato lungo il percorso che compiva abitualmente per entrare in casa, parlò di un «salto di qualità preoccupante» e aggiunse che «questa esplosione poteva ammazzare qualcuno». Dopo l’incontro con i magistrati riferì dell’esistenza di «quattro-cinque tracce importanti», precisando però che erano difficili da provare. Il 19 ottobre, intervistato da Monica Maggioni a In mezz’ora, avanzò una prima ipotesi: l’attentato poteva essere opera di «qualcuno legato alla criminalità» oppure di chi si serviva della criminalità. Escluse invece un ordine diretto della politica: «Non vedo scenari di mandanti politici, la politica ha altri strumenti se vuole fare male». Aggiunse però che qualcuno poteva avere agito per «fare un favore a qualche amico». Il 26 ottobre, aprendo la nuova stagione di Report, disse che la bomba era «probabilmente» collegata alle inchieste passate o future della trasmissione e rivolgendosi al pubblico concluse: «La loro scorta siete voi». Il 19 aprile 2026, durante la puntata di Report intitolata “Il cantiere dei misteri”, introducendo il servizio di Daniele Autieri, Ranucci disse: «Ecco un filo nero che parte da Adria, da Rovigo che passa per Manhattan, (…) fino ad arrivare il 16 ottobre scorso davanti casa mia, quando è stato piazzato un ordigno che ha fatto esplodere le mie auto, quella mia, quella di mia figlia». Nella stessa puntata mostrò una lettera anonima arrivata in redazione nel novembre 2025, secondo la quale il mandante della bomba sarebbe stato un politico e gli esecutori dei Casalesi. Ranucci non indicò il nome del presunto politico. Il servizio citò esponenti di Fratelli d’Italia nei diversi passaggi della vicenda, ma non sostenne che uno di loro avesse ordinato l’attentato. Lo stesso Ranucci concluse distinguendo i fatti dalle supposizioni: «Sono coincidenze? Non abbiamo gli strumenti per verificarlo». Ranucci verrà sospeso da Report? Non è stato sospeso e non è stato annunciato alcun sostituto alla conduzione. Il Comitato non può applicare sanzioni; la decisione sulla conduzione spetta ai vertici Rai, mentre un eventuale procedimento disciplinare richiederebbe un audit interno. Ranucci continua intanto a lavorare alla nuova stagione di Report, prevista da novembre, e secondo fonti Rai un suo passo indietro non sarebbe al momento previsto. Dopo la richiesta pubblica di Salvini, il conduttore ha reagito pubblicando diversi post. Ha rilanciato la lettera con cui l’eurodeputato del Partito democratico, l’ex giornalista Sandro Ruotolo, ha chiesto alla Commissione europea di verificare se l’intervento di Salvini violi le norme europee sull’indipendenza dei media. In un altro testo, intitolato “La voce che spaventa”, ha evocato Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, descritti come uomini uccisi per avere compreso e raccontato «il disegno intero». Non si è paragonato esplicitamente a loro, ma l’accostamento ha inevitabilmente suscitato polemiche. Ranucci verrà interrogato nuovamente? Probabilmente sì. I magistrati intendono ascoltarlo come persona informata sui fatti, non come indagato, dopo avere completato l’analisi dei telefoni, dei computer e delle memorie sequestrati a Lavitola. L’audizione non dovrebbe avvenire prima di settembre. I pm vogliono chiarire quando Ranucci abbia cominciato a sospettare dell’amico, che cosa sapesse del progetto politico e come interpretare la lunga conversazione avvenuta dopo la perquisizione. Quello che i media non dicono perché di solito nessuno lo chiede Perché ne stanno parlando tutti? Perché tutti vogliono capire chi sia davvero Sigfrido Ranucci. Il giornalista ha costruito la propria immagine pubblica come controllore inflessibile dei poteri forti. Ora il pubblico si domanda se sia una vittima ingenua, tradita da un amico del quale non aveva compreso la pericolosità, oppure un uomo affascinato dal proprio mito, che si è lasciato adulare fino a perdere il controllo di un rapporto pericoloso. Come abbiamo raccontato nelle scorse newsletter, le due tifoserie cercano nel passato soltanto ciò che conferma il giudizio già formulato. Alcuni sostenitori ipotizzano che Lavitola possa essere stato usato da qualcun altro per avvicinare Ranucci e rovinarne la carriera. I detrattori di Ranucci, invece, hanno ripescato le dichiarazioni sull’attentato fatte a Report, di cui abbiamo già parlato, e alcuni brani de “La scelta”, il libro pubblicato da Bompiani nel 2024 e presentato come un autoritratto. Nel racconto compare Karoline, una producer della televisione svizzera che chiede di svolgere uno stage a Report: tra lei e il narratore nasce una relazione; quando scopre che lui frequenta un’altra donna, fugge sconvolta e muore investita da un Suv. Il conduttore di Report ha successivamente precisato di non avere mai avuto rapporti con stagiste e ha definito romanzate quelle pagine. Durante la presentazione del libro a Breaking Italy, nel marzo 2024, era stato però meno netto: dopo che Alessandro Masala aveva letto il passaggio sessuale dedicato a Karoline e gli aveva chiesto perché lo avesse inserito, non aveva spiegato che la scena fosse inventata, ma aveva risposto con una battuta: «Dopo una vita di merda che faccio, una trombata me la fai fare?». È proprio questa ambiguità tra autobiografia e finzione ad avere alimentato le accuse di mitomania. Particolarmente interessante è la segnalazione pubblicata da Selvaggia Lucarelli, opinionista e collaboratrice del Fatto Quotidiano, testata che condivide con Report l’attenzione per le inchieste giudiziarie e che viene spesso accusata dai propri avversari dello stesso approccio «giustizialista» rimproverato alla trasmissione. Il 12 agosto, nella newsletter “Vale tutto”, Lucarelli ha pubblicato lo screenshot di una recensione a cinque stelle comparsa su Amazon il 19 febbraio 2024. Il testo definiva “La scelta” «un capolavoro» ed era firmato «Emilio Cresci», ma nella schermata il nome associato all’account risultava «Sigfrido Ranucci». La recensione è stata successivamente rimossa e Ranucci, al 14 agosto, non ha fornito spiegazioni pubbliche. 2. L’amicizia tra Ranucci e Lavitola desta così curiosità nell’opinione pubblica perché sembra un errore di casting. Da una parte c’è il volto di una trasmissione che ogni settimana denuncia traffici, conflitti d’interesse e rapporti opachi; dall’altra un uomo definito per anni il faccendiere per eccellenza, condannato per truffa e tentata estorsione e divenuto uno stretto intermediario di Silvio Berlusconi, uno dei principali bersagli simbolici dell’universo di Report. La loro amicizia rompe la divisione rassicurante tra buoni e cattivi. Ricorda che un giornalista può frequentare persone discutibili perché sono fonti e che, spente le telecamere, i rapporti seguono logiche meno manichee e umane, forse troppo umane. Il problema professionale nasce quando la fonte diventa un amico quotidiano, entra negli uffici, frequenta la famiglia, riceve confidenze e comincia a influenzare il modo in cui il giornalista interpreta ciò che gli accade. Non basta quindi chiedersi con chi cenasse Ranucci: bisogna capire se quella vicinanza abbia compromesso la sua capacità di valutare Lavitola. 3. Il caso è diventato anche un referendum su Report. I sostenitori della trasmissione temono che l’inchiesta venga usata per eliminare uno dei pochi spazi della televisione pubblica capace di indagare liberamente sulla politica e sui grandi interessi economici. I critici, invece, parlano di «metodo Report»: accumulare indizi, coincidenze e domande fino a suggerire una responsabilità senza affermarla direttamente. Il cortocircuito è evidente. Ranucci denuncia che articoli e dichiarazioni lo abbiano trasformato, attraverso allusioni e ricostruzioni parziali, da vittima dell’attentato a suo possibile beneficiario. Le persone raccontate in passato da Report replicano che proprio lui starebbe subendo il metodo utilizzato dalla trasmissione. Sui social circolano così video di politici, imprenditori e altri protagonisti di vecchie inchieste che lo accusano di applicare a sé garanzie e giustificazioni che non avrebbe concesso agli altri. 4. Da quando Salvini ha chiesto alla Rai di sospendere Ranucci, la questione non riguarda più soltanto la credibilità del conduttore: riguarda il confine tra una legittima valutazione aziendale e l’intervento della politica sulla conduzione di un programma scomodo. Ranucci non è indagato e negli atti noti non esistono prove che conoscesse l’attentato, ma rimane grave il danno di credibilità per un’amicizia ambigua, soprattutto in un mondo televisivo che vive di apparenza e reputazione. In ogni caso, la Rai potrebbe essere criticata: se lo sospendesse sarebbe accusata di violare la libertà di stampa di un giornalista non indagato, se invece lasciasse tutto così com’è a ogni puntata di Report ci sarebbero critiche sulla credibilità del conduttore. 5. Questa storia permette di sbirciare per un po’ dietro le quinte del rapporto tra giornalismo e politica. Cappellini ha raccontato nel dettaglio com’è andata con Lavitola, spiegando di aver inviato alcune domande generiche perché sperava di ricavarne una notizia; ma quando scoprì che il candidato era Ranucci, definì il progetto «una follia» e non pubblicò nulla. Questa vicenda mostra il rischio ordinario del mestiere: un giornalista politico ascolta persone discutibili perché potrebbero avere una notizia, ma deve capire se gli stanno offrendo uno scoop, vendendo una fantasia o cercando di coinvolgerlo in qualcosa di losco. Il caso mostra anche una particolare idea della politica italiana: che la notorietà televisiva, un sondaggio e l’immagine di un uomo perseguitato possano sostituire un partito, un programma e una lunga costruzione del consenso. Secondo gli inquirenti, Lavitola pensava che l’attentato potesse trasformare Ranucci nel leader del campo largo. Questa ricostruzione dice molto della concezione della politica di Lavitola, ma anche di come l’opinione pubblica italiana dal 1994 sia da sempre innamorata del volto nuovo, il salvatore della patria, che si tratti di un politico, un generale o un esponente della società civile.
Linkiesta 

mercoledì 19 agosto 2026

I Cucinati

Termine gastronomico usato dalle propagande giornalistiche per colpire l'avversario. Anche Dagospia, assieme alle foto erotiche, usa frequentemente la cottura degli avversari, qualche volta ex amici. Paoli Mieli, immortalato con il ghigno dei migliori, spiega come (per caso) sia diventato anche lui un frequentatore di Lavitola. Strategia della (tardiva) distanza dal fuoco acceso. Mario Giordani si cucina Paolo Mieli per la versione che ha fornito sulla sua partecipazione al "progetto" di Lavitola per lanciare Sigfrido Ranucci nell'alta politica. Il famoso giornalista ricorda invece le ottime vongole perfino sgusciate, servite al tavolo del ristorante, diventato luogo d'incontri famosi e portatore di notizie da Reportare. Ha detto che Lavitola gli mandò un sondaggio, ma non lo aprì (?). Gli spaghetti vongolati, senza aglio e spezie, saranno il piatto dei prossimi festival. Il giornalista ha raccontato che dal quel giorno è andato sempre più spesso e si faceva accompagnare a casa. Con Lavitola parlava solo del passato, in particolare di Dell'Utri ed ovviamente del berlusconismo, spegnendo l'interrutore dell'attenzione quando arrivava ai progetti futuri. Perfetta e credibile deposizione, vediamo cosa dicono gli inquirenti dopo le ferie. 
massimo lugaresi

martedì 18 agosto 2026

In Fondo a destra

Titolo coniato da Dagospia. Mentre in Italia la Ducetta viene descritta ansimante, dietro la Sinistra da Campo, nel resto dell'Europa vengono distrutti quelli che fino a ieri (l'altro) erano modelli da seguire. La probabile fine di Ranucci ed il suo Report sono gli ultimi colpi che l'amaro destino riserva ai presunti migliori. Nonostante la lentezza dell'indagine, capitata in mezzo alle vacanze ferragostane, è sufficiente quello che viene fuori, gocciolando come i nostri pozzi. Nella Spagna dell'ex famoso Pedrito che voleva insegnarci come contrastare la selvaggia immigrazione, lurido arricchimento del commercio umano, la destra prende il volo, imitando le altre nazioni. Si votasse oggi l'alleanza tra popolari e la destra (estrema) di Vox, incasserebbe una (super) maggioranza. Il britannico Farage continua l'approvvigionamento, come accade in Francia e Germania. Invece il comico vuole allungare la tragedia bellica e, coperto dagli amici occidentali (noi), per non essere costretto al voto,
 pensa di allargare il conflitto. Speriamo (sempre) che una delle due coalizioni ragioni diversamente. Sanchez travolto dagli scandali di corruzione che hanno colpito famiglia ed intimo entourage, osserva la nascita di una larghissima maggioranza di destra. Aspettiamo cosa dicono le previsioni elettorali di Repubblica. 
massimo lugaresi

lunedì 17 agosto 2026

La Repubblica

La Repubblica giornalistica, orientata contro i desideri di Putin, ma prona alle volontà della Ursula e delle sue guerre, ha subito un brutto colpo all'immagine del suo futuro Pd. Nello stesso tempo si mostra sempre nemico di Trump, dopo avere osannato perfino Biden. L'evidente accostamente allo "scandalo" Lavitola, nonostante distinzioni e coperture adottate, lascia il segno. Sembra non sia stato solo un apprezzamento culinario per i ristoranti frequentati con il duo indagato. Lentamente (molto) escono fuori novità interessanti che portano la storia verso ragioni comprensibili. Rimane ancora, forse per sempre, inspiegabile come possano avere trafficato in massa, senza essere scoperti prima. L'informazione usata da Ranucci e le notizie Reportate sono state un potente grimaldello contro il governo, fino al punto di proporsi candidato a sostituirlo. C'è un altro aspetto che sta uscendo. Nella gara delle primarie dove tutti possono votare, il favorito sarebbe Conte. I rapporti, mai idilliaci, tra le due componenti più forti del Campo Largo, si sono ulteriormente deterriorati Travaglio, spin doctor stellato, sta menando sul Pd, trovandosi nella situazione del non avvertito. Un castello che si sta sgretolando, ma nessuno andrà a vedere
 le macerie. Allora Dagospia è costretto ad usare l'armamentario funzionante. Putin starebbe facendo di tutto per sgretolare il vecchio continente? Se non ci fosse in ballo una guerra, al momento limitata e una terza mondiale in preparazione affannosa, ci sarebbe da ridere. C'è la "manona" di Mosca dietro al drone di fabbricazione ucraina intercettato da due eurofighhter italiani? Il Cremlino "potrebbe" avere utilizzato uno dei molti droni ucraini a sua disposizione, oppure avere "deviato" il tragitto? Non è finita. Il NYT rivela che Mad Vlad (Putin) avrebbe indicato come obiettivo per il 2026, il collasso della Nato e della Ue. Sembra che anche Dagospia abbia finito le noci di Bacuc.
massimo lugaresi 

domenica 16 agosto 2026

Cosa è rimasto?

Anche la Selvaggia Lucarelli sta demolendo il totem della sinistra. Il personaggio costruito dal servizio pubblico, arrivato a livelli tanto alti da ambire alla presidenza del consiglio, viene colpito dalla giustizia. Incredibile. Un doppio colpo, non solo un avvertimento della fallita strategia adottata. La scelta (inconcepibile) della Schlein, benedetta da Prodi, fedele praticante di un antagonismo miscelato con woke e radicalismo, naturalmente chic, ha portato il Pd fuori dal contesto popolare. Un partito diviso e nauseante lo storico mondo del lavoro. I cinque stelle sono allattati dalla tetta di sinistra, sperando di trangugiare i profughi del comunismo nostrano. Al momento sono a galla, lasciando a Vannacci il resto degli incazzati. Lo scandalo ha colpito, al momento, di striscio, il destinatario dell'avvertimento, tanto rumoroso da apparire bugiardo, per gli investigatori. I social creators sono scatenati nella prevedibile campagna d'oscuramento, senza usare il solito "venga a riferire in parlamento". 
massimo lugaresi

sabato 15 agosto 2026

Strategia del....

Report, la farsa e il botto. Ranucci non è complice né vittima di un attentato, ma si è bevuto le fesserie di Lavitola. Spiegazione tanto facile da apparire ridicola. Stiamo parlando di un accordo tra due amici da molto tempo che doveva sfociare in un botto a due macchine, senza provocare vittime. Gli avversari, finalmente, hanno qualche cosa da sbugiardare dopo le pulci fatte ai tanti Delmastro presenti. Una ricostruzione che ha bisogno però di ulteriori rafforzamenti per una verità piuttosto rimediata. Il ruolo di Ranucci è incomprensibile. Penso che per lui ci sia un (secondo) tempo chiarificatore. Questo vale anche per i colleghi giornalisti che "potevano non sapere?". Si muovono tutti con comprensibile attenzione che però permette all'opposta propaganda di infierire, dopo avere sopportato omelie pesantissime, perfino sulle vacanze familiari della Giorgia. Non parlo del caso Delmastro e dell'inconcepibile rifiuto delle chat.  Secondo l’ordinanza del gip, il giornalista non sapeva nulla del piano organizzato dal suo amico, ma è solo parte offesa per il danneggiamento di una Opel e di una Ford, perché l’esplosione non doveva ferire nessuno. Solo una fogheraccia con il botto, finita male?
massimo lugaresi

venerdì 14 agosto 2026

Messi Male, Male

Il gommone, vecchio e bucato, che ospita i profughi mediatici, sta affondando nelle acque territoriali della sinistra. Melucci e Piccari, miei compagni di un'altra vita, sono costretti ad un comprensibile silenzio. Non si tratta di riprendere e contestare una delle tante cazzate che la destra compie, anche involontariamente, permettendo ancora a qualche città e regione un riparo dall'invasione definita nera. Quella rossa non va più di moda, deve essere cancellata, come la sanità migliore al mondo. Del turismo non parlo, dopo avere visto le panchine della mia Viserba occupate dalle risorse e usate come scomodi letti. Il cortocircuito è provocato da un caso difficile da sbrogliare per renderlo credibile ad un pubblico abituato a digerire tutto. Il famoso giornalista avrebbe perfino suggerito al faccendiere un alibi per giustificare il sopralluogo a casa sua, prima dell'attentato. Gli avvocati di questi serial godono pubblicità gratuita, rendendo però il loro compito indispensabile, anche per i silenzi doverosi. Aspetto la sentenza, non certo definitiva. Dagospia (prudentemente) ha già messo il caso nelle ultime pagine (foto). 
massimo lugaresi

giovedì 13 agosto 2026

Finalmente

Totalmente. Condivido l'articolo di Dagospia formulato sul tema (oggi) più delicato per la sinistra: l'oscura liaision tra Ranucci e Lavitola. La decisione del giudice (correttamente) segue le tracce della giustizia. Posta in gioco molto alta per il campetto in fermento. Avere assunto, come succede, un giornalista, come testimonial democratico, costringe a spiegare la relazione inspiegabile tra un attentato dinamitardo e la prossima segreteria del partito. Opera impossibile anche per giganti dell'informazione a senso unico. Sulle responsabiltà penali non sappiamo, quindi non possiamo dire, ma c'è una (la) domanda che anche i giornaloni evitano accuratamente: perchè Paolo Mieli bi-direttore del Corriere e Stefano Cappellini vice- direttore di Repubblica sono stati i consiglieri-advisor di un sondaggio creato da un...Lavitola? Il tentativo di trasformare e possibilmente silenziare il goffo tentativo del necessario cambio guida a sinistra, offre invece una inaspettata possibilità alla propaganda meloniana di inchiodare l'opposizione. Non credo si andrà oltre, non pensavo però si arrivasse a questo punto. Segnale confortante. Detto troppo presto?
massimo lugaresi

mercoledì 12 agosto 2026

Tutti al Mare

Ho scelto il titolo dell'articolo di Mario Lavia per Linkiesta, blog della corrente (piddina) tanto russofobica quanto volenterosa di allargare il conflitto. Trump li ha delusi ed abbandonati, rimanere con la Picierno e Renzi e il ditino della Schlein puntato al contrario, non è un viatico confortante. Rimane la critica e le previsioni di casa sul futuro. Diventa sempre più pesante l'egemonia del generale e dell’avvocato, leggermente populista, sulle due leader che annaspano su economia, difesa ed Europa. In attesa del redde rationem autunnale, non è ancora emersa un’alternativa maggioritaria alla deriva bipopulista. Questa la sentenza del fervido sostenitore di Mario Draghi, della calante Ursula e del previdente comico. Si preannuncia un autunno difficile. Stanno sparendo le sponde dell'Occidente, disegnato ma condotto male. Tutti al Mare. Finisce l’anno politico con un bilancio pessimo per i sostenitori della resistenza ucraina, simbolo della resistenza europea al doppio imperialismo trumputiniano e dunque con un indebolimento delle posizioni democratiche. Piove pessimismo sul prossimo Davos. Sempre secondo Mario Lavia, la politica va in vacanza con due protagonisti che influenzano il quadro politico in modo decisivo: Roberto Vannacci e Giuseppe Conte. Si tratta, in maniera diversa, di due soggetti che oggettivamente rappresentano le ragioni dell’antieuropeismo, potente arma ideologica del regime russo. Ultime battute rimaste ad un rivolo che sembrava dominante. Continuare a disegnare il Futuro secondo schemi consegnati dalle potenze mondiali che noi, poveri debitori, dobbiano rispettare, vedrà la prossima e decisiva tenzone elettorale consegnare esiti chiarificatori. Tenere i piedi e le vocazioni sempre su almeno due staffe è un esercizio pericoloso anche con cavalli docili. Noi ci inginocchiamo...anche. 
massimo lugaresi 

martedì 11 agosto 2026

Un Manuale

Se n'è andato il Cavalier Cencelli inventore del Potere Dc. Per anni, silenziosamente, il partito democristiano ha usato la matematica, per rimanere al governo. Oggi si usano volgari minacce, l'essere numericamente indispensabili ti concede la posizione migliore. I partiti sono spariti, rimangono solo alcuni personaggi che decidono nei momenti importanti. Il leader, preferibilmente con caratteristiche femminili, senza scendere nei dettagli, forma un cerchio magico, anche familiare e finge di governare, suddito di qualcuno. I nostri antichi padroni si stanno squagliando e l'attuale vecchio presidente, mostra tutti i segni dell'età. Siamo talmente messi male nell'ambito occidentale che si rimpiange l'epoca della padronanza. Il Cavalier Cencelli è stato l'inventore della migliore spartizione, valevole anche per quella finanziaria. La reimigrazione coercitiva è l'aspetto più inquietante, un potente grimaldello che farà saltare l'Unione Ursula e le patetiche esibizioni di premier bolliti elettoralmente. L'Ucraina viene tenuta volutamente fuori da questa conta democratica. Sarebbe il segnale più veritiero di una guerra truccata dalla nascita. 
massimo lugaresi

lunedì 10 agosto 2026

Stessa Musica

La propaganda democratica in attesa (trepidante) delle micidiali primarie, è avvinta ai pochi personaggi che la rappresentano. Pedrito Sanchez non giocava (bene) a pallone, ha quindi intrapreso una rapida carriera politica, adesso infastidita da una serie (lunga) di inquisizioni giudiziarie che lo spingeranno fuori dal coro democratico. Ha organizzato una campagna violenta contro la Meloni, voluta anche dalla Ducetta che ha cancellato Schengen solo per lui. Tutto è avvenuto rapidamente, quando migliaia di presunti richiedenti asilo sono stati usati brutalmente. La solita carne umana che doveva sbarcare nei nostri (aperti) porti. Allora andava bene a tutti. La Ducetta ha cercato una via nuova, infastitendo l'Europa Ursula, scatenando l'apparato giudiziario sempre al contrario. Cosa rimane al blog famoso per le foto un pò hard? Guardare sempre nell'altra parte della nostra avvilente politica. Difendere la Schlein è impossibile, per una armata composita che va da Picierno all'avvocato del popolo, sempre putiniano. Non resta che "gufare" contro, augurando insidie che possono attraversare la destra, con qualche residuo centrista, però berlusconiano, quindi peccaminoso. Cosa succederà alla riforma della legge elettorale quando verrà ripresentata alla Camera? La sinistra ha già preparato comiche vestizioni, con pungenti cartelli. Ogni tanto però colgono in fallo qualche presuntuoso rappresentante di un governo scelto rapidamente. Questo permette al blog di parlare e spesso fotografare tutti, eccetto la segretaria scelta da Prodi. Doveva essere una musica convincente.
massimo lugaresi

domenica 9 agosto 2026

Futuro Aggiornato

Dagospia si è allineato, diventando un Picierno difensore della guerra contro la Russia, anche usando le esposizioni (tette&culi) che hanno determinato il successo. Il povero Ranucci è lasciato solo o male accompagnato. Un'altra capovolta per difendere il Pd dagli assalti dei cinque stelle, rimasti fedeli a Putin. Situazione tragicomica della sinistra, divisa su tutto ma impegnata a mantenere il poco (?) potere rimasto. Avere la potente componente che conta, decide e sanziona, compensa i milioni di voti persi nel cammino ondivago. Sono al riparo da iniziative che regalano settimane, mesi, anni di calvario, una volta appannaggio della sinistra. Visti gli effetti woke e antagonisti della gestione Schlein e l'incombere delle primarie, volute perfidamente da Conte, il miscuglio di idee, correnti e proposte, cerca un'altra donna. Silvia Salis, sindaco di Genova, ha le caratteristiche necessarie per tentare il salto. Deve separarsi però dal pericoloso avvicinamento a Matteo Renzi. Problema di cabala elettorale. Il blog continua l'infantile collocazione di Vannacci, nemico della Meloni. Il bottino elettorale, già determinante è iniziato con la correzione del movimento leghista che aveva perso nel tempo e governo la sua forza iniziale. Il Generale, da solo, vale più della familiare coreografia che avvolge la sinistra. Rimane il dilemma della scelta del candidato premier. In condizioni normali toccherebbe al partito di maggioranza, ma l'erosione degli ex grillini continua. L'ascesa di Vannacci non ha scombussolato la destra, ha definito meglio i confini e richieste. Non a caso è partita dentro La Lega. Attorno al Sindaco di Genova si sta formando una (altra) cerchia piddina. Matteo Renzi ha pensato ad un ritorno come punto di riferimento della nuova corrente. Tutto sembra confermare l'ipotesi delle primarie, con il sicuro vincitore.
massimo lugaresi  

sabato 8 agosto 2026

In Ginocchio

Anche a te. Dagospia il blog del mio riferimento è arrivato "in ginocchio" alla condivisione del grillismo, nella nuova confezione. Dimenticando in fretta anni di contrasto quando le offese dei 5 Stelle erano contro i Dem. Tralascio la propaganda che colpisce implacabilmente il governo della Meloni, usando vivi e morti e (soprattutto) Repubblica. Occorre dire che la cerchia meloniana sconta il lungo periodo post bellico, passato nei ghetti e cantine della democrazia, instaurata con il decisivo aiuto della Russia. Un aspetto mai ricordato, anzi il blog, con un repentino salto all'indietro, mostra una propensione per i paesi baltici e la Picierno. Argomento che vede la condivisione del governo e (parte) dell'opposizione. L'estate torrida accende anche il clima politico. L'intelligence del blog avverte che i servizi segreti italiani (formula classica) mettono in guardia su possibili movimenti sovversivi della destra italiana, consegnata nelle mani del Generale, mentre il tollerante e pacifico antagonismo continuerà la sua opera di solidarietà. Il rischio sarebbe il solito invasato, psichicamente colpito che decide di fabbricare una bomba contro i migranti. Avete capito cosa significa avere stravinto la gara olimpica del salto all'indietro, un pò carpiato?
massimo lugaresi 

venerdì 7 agosto 2026

I Variabili

Nella confusione imperante, ci sono due "variabili" decisive. La più importante, con i sondaggi in poppa, è il Generale, ormai oltre la collina del 10%. Rimangono gli ex grillini, olimpionici del salto carpiato, secondo le esigenze del momento. Il passaggio da Grillo a Conte ha cancellato la dura comicità e due terzi dei voti. La visione dell'avvocato del popolo ristretto è diversa, molto più mercantile, più adatta al confronto con l'orrido miscuglio prodiano. Non parlo della Schlein, una tragedia politica diventata un cavallo troiano. E' inadatta, semplicistica, incomprensibile, con 3 cittadinanze radical chic ed una morosa. In tanti (tutti) vincerebbero il confronto. Un Partito talmente Democratico da ospitare gli attratti dal potere, accumulato con i nemici storici del dolce comunismo. Le Feste dell'Unità sono una comicità procurata. Tantissime ancora le associazioni che forniscono lavoro e potere, cambiando spirito, vocazione e obbedienza. Esempio illuminante è il rapporto di oggi (stretto) con la Chiesa papale. Interesse comune? L'immigrazione, spesso violenta è un aspetto condiviso. Nel Partito Democratico è nata anche una fronda, non ancora corrente, che vuole mollare Peppiniello di Volturara al suo destino, ovviamente putiniano. Sono talmente impegnati a "proteggere" il potere rimasto che ingoiano tutto. Cancellano il passato come fosse un incidente della storia. I più accaniti difensori, ancora viventi, del vecchio comunismo all'italiana, sembrano devoti al torbido miscuglio, compagno di un antagonismo una volta combattuto. Difficile condividire o assumere posizioni dotate di una variabiltà spesso scandalosa. Pensare che Vannacci sia solo un problema per la Ducetta, mostra l'inadeguatezza di una opposizione, talmente divisa da essere pericolosa in caso (miracoloso) di una vittoria.
massimo lugaresi

giovedì 6 agosto 2026

Troppa Confusione

Il nemico della Meloni non è (solo) Donaldone, in preda alle crisi giornaliere. Va aggiunto Pedro Sanchez che prima di recarsi nel resort vacanziere, secondo i giudici inappellabili del Fatto sempre Quotidiano, ha "demolito" la Ducetta vincendo il torneo della più rapida reimigrazione. Il confusionario aspetto delle propagande, spesso rivolta meriti e difetti degli avversari. Il reimbarco effettuato a tempi di record da Sanchez è stato sicuramente migliore di quelli (ridicolizzati) della Meloni, stoppati dalla simbiosi giudiziaria e vaticana con le centinaia di cooperative gestite (per caso) anche dalla sorella della Boldrini. I famosi mercanti del tempio sono dilettanti della solidarietà. Dagospia, senza usare l'intelligence guidabile a piacimento, accusa la destra di strumentalizzare la crisi di Ceuta. La paura e diffidenza degli italiani è sancita però da tutti i sondaggi, ancora prudenti. Vannacci si candida (almeno) come quarta forza politica. Gli immigrati appaiono un pericolo per l'ordine pubblico e, ovviamente, cresce il numero di cittadini che chiedono più controlli anche ai confini marini. Stabilito questo e confermata la caduta libera di leader e governi della sinistra europea, non rimane che attendere i risultati del prossimo torneo elettorale. Ricco di novità e... paure.
massimo lugaresi 

mercoledì 5 agosto 2026

L'Ultima Capriola?

Nelle esibizioni presidenziali di Trump, la capriola è la mossa più usata. I proclami durano pochissimo, il tempo di pubblicarli su X, agitare le borse e scompaiono. L'ennesima dichiarazione di cessazione del conflitto con l'Iran, sembra sia stata richiesta dagli alleati del Golfo, 
quindi Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, stanchi di essere nel mirino iraniano. Volendo essere lievemente critico, potresti pensare che l'intelligence americana abbia sottovalutato la forza dell'Iran. Il Venezuela è stato depredato, in poche ore, di milioni di barili oleosi, tramutati in guadagni miliardari per la cerchia volutamente ristretta. Trump intanto annuncia che inizieranno, salvo disdette, nuovi negoziati con Teheran, voluti dagli alleati del Golfo, non certo da Netan, preoccupato solo delle esigenze dei fedeli coloni, diventati escursionisti. Dopo l'annuncio di Donaldone, il prezzo del petrolio nell'altalena borsistica è sceso, creando la possibilità futura di altre miliardarie plusvalenze. Eppure negli States sembra sia ancora tutto nelle mani dei repubblicani, i democratici sono fermi alla Harris, Hillary, Nancy e Michelle. Noi in attesa di Conte.
massimo lugaresi 

martedì 4 agosto 2026

Spine nel Fianco

Ogni tanto qualche esponente del sinistrato Campo Largo, prova a svegliare il Pd, diviso e lacerato. Il problema/dramma della segreteria, affidata alla Schlein, è un ordigno capace di spaccare il partito in almeno quattro correnti. I cinque stelle affidati a Conte e gli strumenti elettivi, hanno permesso il controllo del movimento, mai trasformato in partito, secondo le indicazioni di Grillo. La comoda posizione di Conte permette di intercettare la copiosa fonte di rifornimento elettorale che uscirà in quella direzione. Il Pd diventerà la pompa più usata e meno costosa. Leggo (quotidianamente) attacchi sempre più feroci nei confronti del miscuglio prodiano. La distanza tra le due forze dell'opposizione è abissale su argomenti dirimenti in politica estera. I giornaloni in attesa di un compratore, non mettono dita nella piaga, rimane una concorrenza destinata a lasciare le cose come stanno. Sembra sia la volontà dilagante. L'ultimo censore, Antonio Padellaro, prova a suonare la sveglia a Conte e Schlein, leader (presunti) del Campo Largo. Non è un desiderio politico, ambedue sanno che cercare una soluzione forzata, provocherebbe la diaspora. Dall'altra parte l'arrivo di Vannacci ha chiarito dubbi e perplessità. Il Generale raccoglie (indifferentemente) a destra quanto a sinistra. Non è un viatico confortante. Anche Pedro Sanchez ha dato una mano, con l'invasione decisa dai suoi nemici, per affossarlo. La Meloni non è sola, ha guadagnato venti nazioni europee dalla sua parte. Vi sembra una vittoria o come va di moda definirla una "bastonata" alla Ducetta?
massimo lugaresi

lunedì 3 agosto 2026

Allarme Democratico

Le prove (riuscite) del prossimo scenario migratorio si sono concluse a Ceuta con una reimigrazione velocissima. Gli oltre 60 mila richiedenti asilo, disposti a rischiare di morire in mare, prima di arrivare nell'enclave spagnola, sono stati un avvertimento al premier spagnolo, per brevissimo tempo e qualche scandalo, scelto come rappresentante attraente del socialismo europeo. Il Marocco ha fatto una prova e lanciato un messaggio, scatenando migliaia di giovani pronti ad entrare nella fallimentare Europa Ursula. E' stata solo un tentativo perfettamente riuscito? A chi era indirizzato? Una marea umana di quelle dimensioni è facilmente visibile. Quando (spesso) Dagospia non ha risposte, colpisce la Ducetta e la destra in generale, riempiendo il blog con le inesauribili confezioni di tette&culi. Strategia sperimentata ed usata anche per la sospetta sparizione di Ranucci. L'annus horribilis per la sinistra, dopo l'inizio referendario entusiasmante, continua. La resa dei conti tra ex grillini ed attuali dem, viene rimandata. Vannacci passerà a raccogliere cocci e voti. 
massimo lugaresi

domenica 2 agosto 2026

Inutile Polemica

Il Premier spagnolo (per poco), poteva risparmiare la boriosa sparata, lanciata contro il nostro governo che ha "sospeso" temporaneamente il trattato di Schengen, chiudendo le frontiere marittime e aeree. Sembra finita la stagione del presuntuoso esponente del (glorioso) socialismo iberico. La decisione della nostra Ducetta è stata presa dopo che migliaia di migranti marocchini, scelti anche nelle allegre prigioni, sono arrivati a Ceuta, enclave spagnolo, in attesa del prossimo spostamento. Inutile ricordare quale è il porto spalancato più vicino. Dagospia in mancanza d'altro, eccetto il ditino esagitato ed un eloquio incomprensibile, deve supportare i quattro esponenti, rimediati con le relative famiglie. Secondo il blog di sostegno dei cocci sinistrati, Pedro Sanchez avrebbe "incornato" Giorgia Meloni, reduce incolume dalle battaglie trumpiane. Per anni abbiamo assistito ed incoraggiato le invasioni, con sbarchi non solo concordati ma addirittura prenotati. Un sistema ancora operante che permette a centinaia di cooperative di lucrare sul commercio più disgustoso e costoso. Il premier spinto anche dalla marea di scandali che lo hanno colpito da vicino, sta cambiando strategia e molti migranti sono stati subito rispediti. Reimigrazione e relativa insicurezza sono i temi di una campagna elettorale mai sopita. Alla propaganda di Repubblica rimangono però personaggi della destra inadatti al governo. La seconda carica dello Stato conferma e Vannacci ringrazia.
massimo lugaresi