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Ci Voleva l'intervento della Procura per adempiere correttamente al Decreto Legislativo del....2008. In questi anni venivano affissi dei fogliettini formato A4 nei posti meno visibili, quasi sempre sparivano dopo cinque minuti, la merda veniva nascosta sotto la sabbia. Undici sfiori per seicento metri significano con matematica balneare che dopo ogni sversamento Metà dell'Arenile per 24 ore è vietato, verbotten, interdit, no entry, putin. L'unica cosa non chiara riguarda chi deve fare rispettare il divieto, logica vorrebbe che anche salvataggi e bagnini che hanno il compito di integrarsi nel salvamento tutelino la salute dei bagnanti oltre alla Protezione Civile, vietando l'immersione ed il successivo ricovero. Le dimensioni dei cartelli, la tempistica, le modalità, l'informazione finalmente soddisfano i diritti dei cittadini, con il Mare siamo quasi in regola, con la Spiaggia?
P.S.
Capitale del Turismo o della m...??? Questo sarà il titolo dei giornali..non di Rimini.
Il terzo vescovo Vitali non poteva lasciare la penna di Bronzetti a secco sullo spending provinciale, la scelta annunciata di usare la macchina blu solo per i grandi spostamenti ci è apparsa subito salvifica per l'ultimo(?) bilancio provinciale, non c'interessa quanti chilometri abbia fatto il Presidente del più inutile ente dopo l'agenzia Fabi, il risparmio vero ci sarà quando chiuderanno questi carrozzoni riempiti di poteri e compiti per nascondere la loro inutilità. Qualcuno si ricorderà, nella stagione definita del governo di solidarietà, alla fine degli anni 70 che tutti erano convinti fosse saggio eliminarle, trasferendo compiti ai comuni e regioni, aumentando giustamente la partecipazione dei cittadini con l'istituzione dei quartieri. Non le vogliono sopprimere, giocano a rimpiattino come con le loro prebende, sono tutti uguali anche se dobbiamo dare atto a Tonino di essere il più lineare e deciso, dovrebbe avvertire il fisiopatologo Bulletti che è arrivato il momento di lasciare, sarebbe un onesto attestato di coerenza ed una occasione per dimostrare la presenza locale del partito.
Le odierne elezioni in mille comuni si svolgono nel massimo silenzio della stampa montiana, siamo convinti che l'atmosfera persecutoria attorno a Grillo attesti la fottuta paura dei partiti, Monti nel 94 votò il Cavaliere, non fu male ricompensato, i democrat corrono il rischio di rimanere con il cerino acceso, le contestazioni a Fassino e Bersani sono il primo segnale, la rottura tra lega e pidielle chiuderà il laboratorio formigoniano con grandi ripercussioni nel mondo ciellino. Le compagnie delle opere dovranno trovare punti di riferimento nazionali e regionali, la discesa di Errani è iniziata, la forza del personaggio è notevole, la scottatura anche, per tanti rampolli è cominciata la corsa per uno swap politico diverso. Non abbiamo mai capito perchè Lusi non venga chiamato per quello che è, un senatore del Pd. Formigoni non è solo il governatore della Lombardia ma il capo indiscusso di cielle, la sua uscita di scena porterà un meeting movimentato, non è pensabile che Lupi possa diventare il surrogato. Parliamo pochissimo della Chiesa, avvertiamo sempre gli aspetti più vergognosi e dimentichiamo milioni di persone che vivono la fede in forma etica ma la rivoluzione meneghina non dispiacerà a tutti nell'immenso calderone vaticano. Dopo domenica la politica sarà costretta a rimettersi in moto, vi siete accorti che di Fini e finiani non frega più niente a nessuno, anche Pierfurby che pensava di avere ancora una volta indovinato il matrimonio giusto è agitato, il giocattolo bocconiano si sta sfaldando, l'aspetto più agghiacciante della crisi è rappresentato dalla quantità di suicidi, un atto terribile e disperato diventa fatto quotidiano. La scomparsa dei punti di riferimento forti sarà dirompente per i partiti, la lega scopre le primarie mentre altri dovranno andare ben oltre. reinventando simboli ed alleanze, la resistenza della roccaforte parlamentare è avvilente, esentarsi dallo spending assieme al colle rappresenta l'ultimo errore, i cittadini non hanno più voglia di discutere, nel fascio mettono tutti, necessita un'epurazione come quella che aveva promesso Beppe per Rimini, per il momento ci sono tre volonterosi ghostbusters, ce ne vogliono almeno altri tredici.
Abbiamo scritto spesso del Fisco in Spiaggia, auspicando che anche gli amministratori locali nei panni dei fustigatori di facili costumi dichiarativi si occupassero del problema. Il tema è semplice, riprende un nostro antico dubbio: dopo le mura del lungomare esiste una repubblica diversa e sabbiosa? I bagnini dovrebbero emettere fattura bagnata solo al momento dell'incasso, tutte le strutture noleggiate vengono pagate alla fine del rapporto, quindi mancanti della tracciabilità. Sarebbe come se una qualsiasi azienda che trasporta merci, facesse a meno della bolla di accompagno alla quale obbligatoriamente fa seguito fattura. Non lo diciamo per malvagità o per essere costretti a cambiare di continuo il bagno, ma per costruire un controllo con l'effettivo momento dell'incasso, che non sembra oggetto di contestazioni. Se qualche finanziere se ne frega delle libere interpretazioni ed afferma che le leggi fiscali dicono altro, con conseguenti multe e denunce, facciamo come per l'ambientale o per i titoli edilizi, li risolviamo con un caffè al bar?
Amato? Ha tagliato le pensioni degli italiani E non ha toccato la sua. L'ex premier percepisce un vitalizio da oltre 31mila euro al mese. Fu lui a introdurre la riforma della previdenza, in nome dei sacrifici. Ma quando si trattò di mettere mano al proprio portafogli. E Giuliano Amato? Ha tagliato le pensioni di tutti gli italiani. Ma per lui s’è riservato una pensione d’oro.Alla fine di ogni mese, infatti, incassa la bella cifra di 31.411 euro. Proprio così: 31.411 euro, esattamente 1.047 euro per giorno che il buon Dio manda sulla Terra. Non male per l’uomo per primo ha impugnato le forbici per ridurre le aspirazioni nazionali di serena vecchiaia. Ricordate? Era il 1992. «Così non si può andare avanti, serve una riforma delle pensioni», tuonò l’allora presidente del Consiglio. E la riforma delle pensioni, in effetti, si fece. Amato mandò di traverso il caffellatte ai nonnetti di provincia, spaventò milioni di onesti padri di famiglia. E diede il via all’era della previdenza lacrime&sangue. Da quel momento,com’è noto, non c’è stata più certezza sul futuro previdenziale. Retributivo? Contributivo? Finestre? Non finestre? Ulteriore innalzamento dell’età pensionabile? Domande che divennero assillanti. E il Dottor Sottile sempre lì, con la sua aria da professore ascetico, a spiegarci le storture del sistema del welfare, i segreti della gobba demografica, le esigenze di bilancio di Bruxelles… Un’intervista dopo l’altra, non ha smesso di illustrarci l’importanza dei sacrifici, tanto che per abituarci alla sofferenza una bella notte ha pensato bene di mettere le mani anche nei nostri conti correnti bancari. Si capisce: i sacrifici sono importanti. Ma solo per gli altri, è ovvio. Mica per lui. Giuliano Amato, infatti, dal 1 gennaio 1998 incassa una pensione Inpdap da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048 euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577 euro. Però non s’accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese aggiunge la pensioncina da parlamentare (9.363 euro). In totale appunto 31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti. Una cifra che non gli impedisce, per altro, di continuare a prendere incarichi: due pubblici (presidente Treccani e presidente comitato dei garantiperil150 ˚dell’Unitàd’Italia) e uno privato (senior advisor della Deutsche Bank). Che ci volete fare? Il Dottor Sottile è così: sa difendere con altrettanta gagliardia il bene pubblico e i suoi interessi privati. E se, quando si occupa del benessere degli altri, è il paladino del massimo rigore, quando si tratta del benessere suo, beh, preferisce trasformarsi in generoso dispensatore. Non sfuggirà ai lettori il fatto che il nemico di tutti i baby pensionati è andato in pensione a 59 anni ( e mica con due lire: 12.518 euro netti…); non sfuggirà che il nemico di tutti i cumuli cumula allegramente; e non sfuggirà soprattutto che, avendo passato gli ultimi anni a chiedere al Paese di tagliarsi le pensioni, non abbia mai pensato nemmeno lontanamente di tagliare la propria, fosse solo di cento euro, per un beau geste . Quello che però forse sfugge è che la pensione Inpdap da 12.518 euro al mese, formalmente elargita per il lavoro svolto da Amato come professore universitario, nasce in realtà da un cavillo. Per fortuna delle casse previdenziali, infatti, non tutti i professori universitari, seppur illuminati da brillante carriera, arrivano a tali somme. E allora perché Giulianetto mani di forbice invece sì? Facile spiegarlo. Nel 1996, quando stava scadendo il suo mandato a presidente dell’Antitrust, il dottor Sottile pose agli altri membri della solenne authority, il problema della pensione. Il dilemma era il seguente: il ricco assegno che regolarmente prendiamo alla fine di ogni mese va considerato come semplice indennità o come un vero e proprio stipendio? La legge istitutiva dell’Antitrust non diceva nulla al riguardo, ma voi capirete che la differenza non era da poco: se le retribuzioni fossero state considerate come veri e propri stipendi lo Stato avrebbe dovuto versare i contributi previdenziali, facendo lievitare in modo considerevole i costi delle casse pubbliche ma anche le rendite dei soggetti interessati. Sarebbe bastato infatti ai commissari chiedere il ricongiungimento dei contributi, et voilà ... Va notato che fino a quel momento nessuna altra autorithy si era posta il problema. La prima a sollevarlo fu proprio quella del Gengis Khan dell’Inps, Giulianetto nostro, appunto. E va da sé che il Consiglio di Stato diede il parere che egli sperava di avere. Risultato? Lodo Giuliano approvato, ricongiungimento effettuato, ricca pensione garantita. Ma siccome le casse pubbliche rischiavano un tracollo, lo Stato fu costretto rapidamente a correre ai ripari: con la Finanziaria del 2000, infatti,il governo D’Alema, di cui Amato faceva parte, sterilizzò gli effetti della decisione del Consiglio di Stato. E così, da quel momento, i membri delle authority percepiscono una pensione commisurata non all’indennità super da commissari, ma allo stipendio che avevano prima di essere nominati. Dove sta il trucco? Come sempre, in un cavillo: non essendo infatti la misura retroattiva quelli che hanno smesso di fare i commissari all’Antitrust fra il ’96 (anno della decisione del Consiglio di Stato) e il 2000 (anno della Finanziaria riparatrice) hanno potuto avere ricongiungimento di contributi e conseguente superpensione. Solo loro, s’intende. I più fortunati. Fra questi, ma guarda un po’ il caso,anche il nostro Giulianetto, che così, pur avendo una carriera nel pubblico impiego da professore universitario ordinario (stipendio massimo 5-6mila euro al mese), dal primo gennaio 1998 incassa un vitalizio davvero straordinario, pari appunto a 12mila euro netti al mese. Non male, no? Amato presidente dell’Antitrust ottiene un beneficio e Amato ministro lo sterilizza, ma la sterilizzazione vale per tutti gli altri e non per sé. Così lui può incassare la superpensione e, nel frattempo, tagliare le pensioni altrui. Meraviglioso. Il Dottor Sottile non ha nulla da dichiarare al proposito? Per carità: predicare tagli previdenziali è giusto e sacrosanto, ma non sarebbe meglio, di grazia,se d’ora in avanti lo facesse qualcun altro? Magari qualcuno che non prende 12mila euro netti al mese in virtù di un cavillo? E infine: la prossima volta che Amato interviene predicando contro l’egoismo, chi è che gli fa una pernacchia?
mario giordano
giornale.it
A Rimini nessuno parla più del bilancio, non è cosa da niente, ricordiamo che se non viene presentato si chiude ed arriva il Commissario. Sarebbe la prima fortuna, pensate quante stronzate in atto verrebbero chiuse, quella su gomma sarebbe la prima. Grillo è stato processato per avere violato una cabina sigillata per i No Tav se andava sulla spiaggia di Rimini aveva l'imbarazzo della scelta. Le bizzarrie non finiscono quì, per i democrat Monti è saldamente quirinalizio, in periferia viene però contestato per i tagli che promette di realizzare. Siamo convinti che il bilancio di Rimini farà capolino dopo la tornata elettorale di domenica, con sorprese che porteranno a reazioni imprevedibili. Concediamo una ragione al disperato Bersani: la patrimoniale era più equa dell'Imu. Un salto nel buio, ci si può aspettare di tutto, da un simil Coriano, fino all'idea di ammucchiare e rimandare l'appuntamento con infinite variazioni di bilancio. Le mine vaganti dei debiti delle partecipate pone lo scenario tra quelli paurosi, se pensiamo che i mutui di Fiera e Palas sono garantiti dai cespiti comunali e provinciali, con la poltrona di Vitali cancellata significa che pagheremo tutto noi. Maggioli fu molto furbo allora a scudare anche la Camera di Commercio, lasciando l'onere futuro ai cittadini riminesi. Ci raccontano che il Ponte di Via Coletti molto probabilmente necessiterà di un restyling poderoso, con il dramma di una chiusura a tempo illimitato, significa che nelle prossime campagne elettorali, sempre se il Giovane ci arriva, le scommesse a Bologna lo danno quasi alla pari, il Comune di Viserba verrà separato da Rimini, non piangeremo. Scopriremo che non ci sarà nemmeno l'ombra di un'opera pubblica degna di questo nome, mentre la Sacramora a dispetto dei Dossi Mattia miete vittime e la via Sozzi è sparita, la Fiera è diventata produttrice di energia, abbiamo realizzato dodici stupendi capannoni per metterci dei pannelli, a Fiabilandia ed Italia in Miniatura li hanno messi a terra, spendendo poco grazie ai contributi pagati dai cittadini nelle bollette. Litigano per l'inaugurazione di uno spezzone di marciapiede, quando si chiuderà il Fellini non vedremo nessuna rissa per il fotografo di turno. La sfiducia degli imprenditori e cittadini ha raschiato il barile dei sondaggi, la Rinaldis ha affermato che pensava qualcosa in più nell'ultimo fine settimana, ci piacerebbe sapere su quale fondo di caffè ha estratto il suo auspicio. Fiere, congressi, areoporti, trc, seminari, holding, ponti, prenotazioni ed infine la spiaggia, quanto riusciremo a resistere? Non basterà un caffè senza fondo per sistemare la Città
Gent.mo Ministero Spending Review
leggere sui giornali che l'agenzia della mobilità ha un buco di gestione di 4 milioni di euro, senza alcuna ipotesi di riconversione, con il direttore che vuol vendere anche la sede, ci sembra l'epilogo della tragedia da noi annunciata da ormai dieci anni. La preghiamo di leggere il nostro breve articolo e poi decidere se esistono altre situazioni simili. Siamo convinti che per arrivare ad un onesto pareggio dovranno vendere anche l'altra sede delle Padane in via Coletti, ci piacerebbe sapere dove l'Agenzia troverà la quota parte per il Trc, dopo avere speso decine di milioni in questi anni con incarichi, espropri e..progetti sbagliati, tenuto conto:
- che il Comune di Riccione ha già negato altri quattrini nell'opera
- che i costi sono notevolmente lievitati e continueranno a crescere
- che nella stessa progettazione dopo aver epurato parcheggi scambiatori e opere accessorie, manca anche il costo della infrastrutturazione delle stazioni.
- che molto probabilmente la stessa Agenzia dovrà essere completamente ripensata, al fine di evitare negli anni l'accumulo di altri debiti, aggiungendo il pagamento dell'affitto per la sede.
Un quadro talmente nero che diventa difficile raccontarlo, i pantaloni di turno Stato e/o Regione, hanno già fatto sapere da tempo la loro indisponibilità a gettare altro denaro in un'opera che più passa il tempo più diventa stupida nella sua costosissima inutilità. Tutto teoricamente finirà sulle spalle del Comune di Rimini, che non ha una lira e dovrà spesare altri casi come questo, il primo si chiama Areoporto. Se arriva a Rimini la Corte dei Conti rimane lo stesso tempo dei commissari alla Carim, l'albergo costa poco.