venerdì 20 marzo 2026

Prosecchino

Si avvicina il referendum, diventato Si o No, al governo. Quello che la sinistra voleva? Un patto con Conte, valido solo per la Schelin? Sono le ragioni che si sentono e leggono in questi giorni. Per non perdere vizio e gli attenti guardoni, Dagospia ha coniato il solito nickname per Crosetto, ministro della difesa e (dicono) amante del vino, come milioni di italiani. Viene chiamato "Prosecchino" in omaggio a uno dei vini più famosi. Questo per replicare alla destra del Si ed ai tanti voti di sinistra che non hanno abiurato. Secondo il blog, prima di tutto romanista e poi sostenitore politico del miscuglio, nato in provetta. Ho letto sul blog la reprimenda ai nemici di destra, solitamente definiti fascisti: altro che abbassare i toni, la campagna della destra sul referendum è senza freni. Un esponente è arrivato a dire che "finire davanti alle toghe è come ti avessero diagnosticato un tumore. Io e la mia famiglia abbiamo sperimentato la terribile situazione. Non era un tumore, solo 3 giorni, da innocente, nella Dozza bolognese. Non uso paragoni o volgari similitudini, la giustizia deve essere corretta e l'iniziativa doveva partire dall'interno, invece di formare potenti correnti di partito con una gestione incontrollabile. E' stato prontamente "obliato" anche Palamara. Spero, forse inutilmente, per il clima creato, che l'esito referendario provochi un confronto serio. La divisione, ha colpito la sinistra, con la segretaria, questa volta, nel fine settimana, in affido a Conte.
massimo lugaresi