massimo lugaresi
sabato 13 giugno 2026
L' Unità Woke
Dagospia si schiera (ufficialmente) con la corrente anti Schlein. La critica alle rare Feste dell'Unità, con i soliti rumori cimiteriali, sono condivisibili. Bisogna parlare francamente agli elettori o scacciarli. La Festa dell'Unità (?) 2026 è una "sbobba" indigeribile di dibattiti su femminismo, questioni Lgbtq e varie supercazzole. Viene scelto e schierato un parterre di sicuri scacciavoti. Laura Boldrini, Marta Bonafoni, Michela di Biase e marito spiegheranno come lottare contro il patriarcato, poi arriveranno le esperte del risparmio energetico, senza dimenticare il nostro passato coloniale. Il solito menù Woke, quello che spinge Vannacci ad una facile raccolta di voti giovanili e senili. Il vergognoso abbandono dei temi cari alla sinistra, lavoro, salari, bollette, tasse e immigrazione, sono abbandonati per il trionfante radicalismo woke della Schlein. Poi dici che uno (non solo) vota Vannacci. Il 12 giugno a Roma torna la festa dell’Unità che quest’anno si sposta dalle centralissime Terme di Caracalla, alla meno glamour Villa Lazzaroni, nel quartiere Appio Latino.
Sarà una messa cantata del vuoto pneumatico massimalista, a immagine e somiglianza del partito modellato da Elly Schlein: radicalismo, idealismo gruppettaro, sinistrismo sciattone in Birkenstock. A tagliare il nastro che inaugura la kermesse sarà Marta Bonafoni, la madre badessa radical del Nazareno, potente coordinatrice della segreteria di Elly Schlein. Uno schieramento di “pasionarie” che metterebbe in fuga Nilde Jotti. I temi della Festa, d’altronde, sono quelli cari a Schlein: diritti civili e lotta al patriarcato. Un ragionatissimo ed elegante modo per spingere gli elettori tra le braccia di Vannacci.

