massimo lugaresi
domenica 30 agosto 2026
Non Datur Tertium
Per seguire Lavitola&Ranucci ho trascurato Linkiesta, la corrente dei fedeli a Draghi,Davos e Quartapelle. Mario Lavia, nel blog, rimane una penna di punta, solo leggermente spuntata. Nell'ennesimo scritto, lamentando la ridicola e tragica situazione del Pd, evoca una terza situazione non ammessa: Schlein, Conte, e il dramma di vincere le primarie e perdere le elezioni. La competizione nel campo largo, per guidare la coalizione elettorale, produce un paradosso difficile da superare: qualunque vincitore indebolirebbe l’alleato e renderebbe irraggiungibile il premio di maggioranza. Nel Pd circolano soluzioni civiche, ma nessuno sembra disposto a imporre alla segretaria il passo indietro. Due problemi opposti, entrambi pesanti, ronzano nella testa (anche) di molti dirigenti del Partito democratico. Il primo: se Elly Schlein vince le primarie, il Movimento 5 stelle, a seguito della sconfitta di Giuseppe Conte, potrebbe andare al dieci per cento o addirittura sotto e allora addio al quarantadue per cento necessario per prendere il premio di maggioranza. Il secondo: se Conte vince, il Partito democratico, in forme imprevedibili, implode o come minimo almeno salta la poltrona dell’attuale segretaria. In entrambi i casi, un dramma.
Non se ne esce. Perché è inutile che il Nazareno continui a prospettare la soluzione per cui chi ha più voti esprime il presidente del Consiglio: l’avvocato da tempo ha detto di no. E allora sta ripartendo la giostra del terzo nome. Che poi sia Silvia Salis, prescelta da un pezzo di Pd o Gaetano Manfredi, ben visto da Conte e Goffredo Bettini, conta poco. Roberto Gualtieri, politicamente il più attrezzato, al momento pensa alla riconferma a Roma. Il problema rimane sempre con la 3 cittadinanze. Lo statuto del Pd impone il nome del segretario come candidato alla presidenza del consiglio. Ha costruito tutta la sua monocorde narrazione sullo schema donna contro donna. Allora non c'è partita.

