lunedì 2 febbraio 2015

Nani sulle spalle di un Gigante

Dopo l’ineccepibile disamina dell’Architetto Battistel sulle necessità architettoniche di Rimini, CitizenRimini, nella persona di chi vi scrive, si sente in dovere di abbassare un po’ il livello della discussione e di usare un po’ di sana ignoranza populista e demagogica. Sarà politicamente scorretto, ma è anche l’unico modo di descrivere come è stato trattato un progetto di rara apertura culturale, o perlomeno la sua presentazione. I 5 architetti si dividono le zone di Rimini da “leggere” L’antefatto. Ettore Maria Mazzola, l’Architetto che ha riprogettato il Corviale di Roma e lo Zen di Palermo (per capirci), era in giro per Rimini con altri 5 architetti, iscritti al suo Master di Urban Design, presso la Notre Dame University, una delle università più importanti al mondo per quanto riguarda il disegno e la progettazione urbana. Cosa faceva l’allegra compagnia? Erano stati richiamati dalle traiettorie e dalle suggestioni di questa Rimini Street food che ti fa la piadina con la marmellata di quaglia e te la serve nella Palata dell’Anima? No. Magari sapendolo, ma no. Erano qui per un’iniziativa di Marco Affronte, Fausto Battistel e il gruppo di lavoro urbanistico del Movimento 5 Stelle. Lettura dell'elemento architettonico tramite schizzo. Lettura dell’elemento architettonico tramite schizzo. Il progetto messo in campo consiste in una prima fase, quella appunto eseguita questo fine settimana, nella quale gli architetti hanno visitato Rimini e individuato il suo linguaggio architettonico con fotografie e schizzi perché, come dice Ettore ai suoi studenti, “Quello che disegnate entra nel vostro DNA” (c’è da chiedersi che cos’abbia nel codice genetico il tale che strisciato di colori pop tutto il Comune… un’agenzia pubblicitaria degli anni ’80?). La seconda fase consiste in un semestre di progettazione nel quale il linguaggio individuato verrà applicato ad una zona di Rimini precedentemente assegnata. Di seguito la presentazione alla cittadinanza per valutarne il gradimento. Dunque un laboratorio di progettazione urbanistica partecipata. Bene. Ora arriva la parte demagogico-populista. Alla presentazione del progetto, sabato sera alle 18.00, non si è presentato nessuno né dell’Amministrazione, né dell’Ordine degli Architetti. Solo qualche cittadino riminese ha fatto capolino nella sala prenotata che, tra l’altro, era stata sovrapposta ad un’altra presentazione con centinaia di ragazzini, che hanno provocato un ritardo di almeno mezz’ora ed hanno fatto un casino infernale per tutta la prima parte dell’esposizione. Combinazioni. Per quanto riguarda l’Ordine degli Architetti sicuramente non avranno visto l’invito, perché non venire a sentire un collega di successo e comprovata esperienza potrebbe sembrare uno strano caso di invidia del pene. La prossima volta l’amico Battistel dovrebbe provare a chiamare un Fuffas di grido per soddisfare la voglia di cazzate, quella si che conta a Rimini. Preparazione della presentzi Preparazione della presentazione con il metodo “Charette” Ben più sciocco è l’atteggiamento dell’Amministrazione perché, qualsiasi sia la provenienza ideologica dello spunto, c’è sempre qualcosa da rubare… soprattutto quando l’ospite è un Architetto che vanta menzioni speciali alla Biennale di Venezia e che Rob Krier ha chiamato in aiuto per il Masterplan di Brandevoort New Town. Bazzeccole. Rimini ormai è così. Nani sulle spalle di un Gigante. Perché la città avrà avuto pure un grande passato, ma siamo tutti finiti in un piccolo e dispendioso djset, dove una rotonda con un albero spennacchiato al centro e un nastro di resti del ponte coletti intorno valgono un titolo sui giornali, ma la visita di Ettore Maria Mazzola non vale un saluto. Poco male. Il progetto procederà e magari (sarebbe buffo) qualcuno vincerà anche un premio con quello che Rimini non ha voluto guardare, perché spaventata da un VERO Masterplan. Riqualificare, usando l’architettura tradizionale, con risparmio energetico e ritorno monetario è possibile ed è già stato fatto. Come? Potevate venirlo a sentire. 
 P.S. Il tema dell’articolo mi da l’occasione di ringraziare (sinceramente) lo stimato Massimo Lugaresi. Massimo mena più forte se puoi, perché si cresce nel confronto, non nell’indifferenza e per il 2016 serve Sparta, non Atene. 

 @DadoCardone
citizen